Il pensiero che prude

Psicologo bravo Roma

Il pensiero ossessivo è come quando ti gratti una puntura di zanzara

Il pensiero ossessivo è come quando ti gratti una puntura di zanzara.

Siamo tutti vittime delle zanzare. Tutti gli anni, tutti i mesi, ormai in alcuni luoghi anche nei mesi invernali. A volte, per certi periodi, tutti i giorni. La zanzara arriva e ti punge, e la sua puntura, lo sai, prude.

Nella vita di tutti, tutti gli anni, tutti i mesi, in certi periodi tutti i giorni, c’è una puntura che prude, un pensiero che ricorre. Magari addirittura più di un pensiero.

Il problema, però, non è il pensiero in sé. Il problema è se ti gratti.

Il pensiero ossessivo e la puntura di zanzara

Immagina questa bolla sul tuo braccio. È lì, prude, dà fastidio. Ma in fin dei conti non fa nulla di poi così male.

Le punture sono fastidiose. Sono una seccatura, a volte molto evidente. A volte ti tengono lì per interi minuti, a richiamarti col loro bruciore, a pizzicare quel punto del corpo in cui sono concentrate, che diventa il punto più importante e più grande che ci sia. Quasi esistesse solo quel punto e nient’altro.

Ma sono punture. Le punture non uccidono.

Sì, lo so, ogni tanto si sente la storia di qualcuno “morto per una puntura di zanzara”. Se ci pensi, in realtà, non è stata la puntura ad ucciderlo. E comunemente, comunque, le punture non uccidono – ti avranno punto, quanto, un migliaio di volte? E non sei morto certo per quello! (e se stai leggendo queste righe non sei morto per niente, complimenti!) –

Le punture non uccidono. Ma grattarsi fa bei danni.

Grattarsi i pensieri

E così ecco che cedi al richiamo della puntura.

Tua madre te l’aveva detto, da piccolo: “Non grattarti la puntura!” Perché? Perché lei lo sapeva, saggezza da mamma, che la puntura è fastidiosa, ma grattarsi è il vero pericolo.

Se ti gratti scartavetri via la pelle, la vera difesa che hai, e puoi rischiare di aprire una piccola ferita invisibile nella tua sana difesa. E allora è lì, in quel momento, che le cose possono andare male. Perché possono entrare i germi, i batteri, i virus, chiamali come vuoi, e infettare la ferita.

E così hai un pensiero? Poco male, ce lo abbiamo tutti. Ne hai avuti quanti, un migliaio? E non sei morto certo per quelli. Ma se cominci a grattare, se cominci a rimuginare sul pensiero stesso… allora sì che sono guai.

La soluzione che complica il problema

Il problema è che più gratti la puntura… più prude!

Ecco un classico esempio di “soluzione tentata che non funziona”: hai un problema (la puntura), tenti una soluzione (la gratti) e le cose… peggiorano. La soluzione tentata non funziona, anzi, mantiene il problema e lo complica.

Allo stesso modo funziona il pensiero ossessivo: hai un problema (che ti dà da pensare), tenti una soluzione (ci pensi ancora di più) e il pensiero… diventa ossessione. Cioè lo gratti ancora di più, quel pensiero; lo pensi ancora di più, al punto che può accadere qualcosa di peggio: si infetta.

Quando il pensiero si infetta

Quando il pensiero si infetta vuol dire che la soluzione tentata è stata messa in atto – e ancora viene messa in atto – talmente tante volte che ormai il prurito arriva anche senza puntura, addirittura anche senza zanzara. Grattarsi diventa un’abitudine talmente pervasiva che è capace che tu senta il prurito laddove non c’è nulla.

O magari no, qualcosa c’è, ma il tuo grattarsi è talmente pervasivo e abitudinario che peggiorerai le cose in pochi istanti. In pochi istanti un pensiero qualunque, che sia dovuto da una zanzara o da un non nulla, viene grattato talmente velocemente e talmente a fondo che diventa un prurito insopportabile.

Non so se ti è chiaro il punto. Il punto è che quando il pensiero si infetta, l’infezione corrisponde al grattarsi.

Smetterla di grattarsi

Se sei abituato da tanto tempo a pensare/grattarti talmente tanto e talmente a fondo da avere un’infezione, cioè un continuo grattarsi, un continuo pensare sulle cose, che non fa altro che peggiorare il prurito, peggiorare il pensare, la soluzione è chiara: ferma il pensiero.

Psicoterapeuta a Monterotondo

Ma quel pensare al pensiero, quel rispondere, è esattamente ciò che mantiene in vita il pensiero stesso

In un circolo vizioso, ti trovi di fronte a un pensiero innescato da qualunque cosa – un problema, o una difficoltà, o magari un nonnulla – a cui tu rispondi con un altro pensiero: rispondi al pensiero pensando. Ma quel pensare al pensiero, quel rispondere, è esattamente ciò che mantiene in vita il pensiero stesso.

Se è un’abitudine, è molto difficile smettere di punto in bianco. È come un braccialetto o una collanina che hai portato per tanto tempo, tutti i giorni – come i braccialetti che ti fai l’estate, al mare – e che ogni giorno andavi a stuzzicare e toccare e sistemare: appena tolto il braccialetto, ti verrà ogni tanto di andare a toccare il polso, o la caviglia, dov’era fino a poco prima.

Allo stesso modo, se questa abitudine di grattarsi, di pensare il pensiero, di rimuginare sulle cose, c’è da tanto tempo, l’abitudine stessa, l’iniziare a pensare, sarà difficile da mollare di punto in bianco. Ma puoi smettere di continuarla.

Fermare il secondo pensiero

Il primo pensiero arriva. Non ci puoi fare molto. È un’abitudine, l’abbiamo detto. Abbiamo detto che addirittura quest’abitudine, questo grattarsi compulsivo, ha fatto sì che senti il prurito anche quando non c’è.

Magari ti prende una sensazione di paura, o di rabbia, prima ancora del pensiero. Ecco, quella sensazione è il prurito provocato da un pensiero che ancora non c’è. È una sensazione prodotta dal fatto che la tua abitudine ormai ha innescato sensazioni che compaiono dal nulla, senza che tu stessi pensando a nulla.

Ma è vero anche il contrario.

Non puoi bloccare la sensazione, così come non puoi bloccare il primo pensiero: quello arriva e basta. Ma puoi bloccare il secondo. E, se non ci sei riuscito, puoi bloccare il terzo. O il quarto. O fosse anche il quinto o il sesto. C’è sempre un pensiero che puoi bloccare. E da lì puoi bloccare l’infezione.

Smettere di pensare ossessivamente

Bravo terapeuta a Roma

Pensieri circolari, che come ruote macinano e macinano nella tua testa

Il rimuginio mentale è fastidioso come una puntura, ma in realtà non è la puntura il problema, il problema è grattarsi ossessivamente.

Se sei vittima di pensieri circolari, che come ruote macinano e macinano nella tua testa, e che senti di non poter più controllare, perché arrivano, loro o le sensazioni connesse, senza alcun controllo da parte tua, ricorda che potrai anche non riuscire a fermare i primi, ma potrai fermare i successivi.

Fallo, fallo di continuo, smetti di continuare a grattarti appena ti rendi conto che lo stai facendo. Questo inibirà il grattarsi stesso, inibirà l’infezione, inibirà l’abitudine a pensare e ripensare e rimuginare. Perché un’abitudine (grattarsi, pensare), non più messa in atto, è una nuova abitudine: smettere di grattarsi. Smettere di pensare ossessivamente.

 

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi

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