Nel mito del labirinto del Minotauro il labirinto non chiede solo forza, ma presenza. Teseo avanza stringendo il filo di Arianna, eppure ogni passo risuona di un’incertezza sottile: non quella di morire, ma di non essere abbastanza. Gli Dèi tacciono, come spesso accade quando il dubbio è umano, troppo umano. Il mostro attende, ma è nell’ombra interiore che nasce la vera prova.
E così sono le insicurezze anche nella nostra vita quotidiana: non irrompono con fragore, ma si insinuano come sussurri, mettendo in discussione il valore, la voce, il posto che crediamo di occupare nel mondo.
La psicologia le osserva come tracce di storie non dette, di aspettative interiorizzate, di fili spezzati e ricuciti. Entrare in questo labirinto non significa eliminare la paura, ma imparare a riconoscerla, a camminarle accanto, trasformando l’esitazione in ascolto e il dubbio in possibilità.
Le insicurezze fanno parte dell’esperienza umana molto più di quanto siamo portati a credere, e spesso arrivano in punta di piedi, si siedono accanto a noi nella quotidianità e iniziano a commentare sottovoce ciò che facciamo, ciò che diciamo, ciò che siamo, insinuandosi tra una mail inviata e un messaggio non risposto, tra uno sguardo allo specchio al mattino e una riunione di lavoro, tra il desiderio di sentirci visti e la paura di non essere mai abbastanza.
In questo spazio delicato e spesso silenzioso si inseriscono le Terapie Brevi, che non puntano a scavare all’infinito nel passato, ma a comprendere come funzionano oggi le nostre difficoltà e, soprattutto, come possiamo iniziare a modificarle in modo concreto, sostenibile e umano.
Le insicurezze: quando la mente diventa una stanza piena di specchi
Vivere con l’insicurezza può essere come camminare in una stanza tappezzata di specchi deformanti: qualunque movimento facciamo, qualunque parola pronunciamo, ci torna indietro un’immagine distorta di noi stessi. Pensiamo a chi, prima di parlare in una riunione, rilegge mentalmente dieci volte la frase che vorrebbe dire, temendo di sembrare incompetente o a chi, dopo aver inviato un messaggio, controlla ossessivamente se l’altra persona “sta scrivendo”, interpretando ogni secondo di silenzio come un segnale di rifiuto. Le insicurezze funzionano spesso così: non sono tanto ciò che accade fuori, quanto il modo in cui lo leggiamo dentro.
E infatti le Terapie Brevi partono proprio da qui, da un’osservazione gentile ma precisa dei meccanismi che mantengono il problema, aiutando la persona a riconoscere quei tentativi ripetuti di controllo, evitamento o rassicurazione che, pur nascendo dal desiderio di stare meglio, finiscono paradossalmente per alimentare l’insicurezza stessa.
Immaginiamo una persona che, ogni volta che riceve una critica, anche minima, sente crollare la propria autostima come un castello di sabbia. In una prospettiva di Terapia Breve, l’attenzione potrebbe andare a ciò che accade subito dopo quella critica: magari ore di rimuginio, il ripercorrere mentalmente ogni errore, il confrontarsi con gli altri in modo impietoso. Un primo suggerimento, ispirato a questo approccio, potrebbe essere quello di rimandare intenzionalmente il rimuginio, come se si dicesse alla mente: “Ne parleremo più tardi”. Spesso, paradossalmente, il bisogno di pensarci si affievolisce.
Oppure pensiamo a chi evita certe situazioni sociali per paura di sentirsi inadeguato. Le Terapie Brevi non spingono a “buttarsi” senza rete, ma invitano a fare micro-esperimenti, piccoli passi calibrati, come restare qualche minuto in più in una conversazione o esprimere un’opinione semplice, osservando cosa accade davvero, non ciò che l’insicurezza aveva previsto.
I suggerimenti delle Terapie Brevi per convivere meglio con l’insicurezza
Le insicurezze, spesso, sono come armature troppo pesanti: ci hanno protetto in passato, forse in momenti in cui eravamo più vulnerabili, ma col tempo hanno iniziato a limitarci nei movimenti, a farci sentire rigidi, distanti, stanchi. Le Terapie Brevi non chiedono di toglierle di colpo, ma di allentarne le cinghie, un po’ alla volta, fino a riscoprire il contatto con la propria pelle, con le proprie sensazioni autentiche.
In seduta questo processo avviene attraverso domande mirate, esperienze emotive correttive e un’alleanza terapeutica che fa sentire la persona vista e riconosciuta, non per ciò che “dovrebbe essere”, ma per ciò che è, qui e ora.
Tuttavia alcuni spunti possono aiutare a iniziare un dialogo diverso con le proprie insicurezze. Uno di questi è osservare senza correggere: per qualche giorno, provare semplicemente a notare quando emerge l’insicurezza, cosa la attiva e cosa facciamo per gestirla, senza cercare subito di cambiarla. Un altro è fare il contrario in modo gentile, cioè introdurre una piccola variazione rispetto alla solita risposta, come non chiedere rassicurazioni per una volta, o concedersi di non controllare.
Questi piccoli spostamenti, apparentemente minimi, possono aprire spazi inattesi di libertà, come finestre che lasciano entrare aria nuova in una stanza chiusa da tempo.
Infatti ciò che rende le Terapie Brevi particolarmente efficaci nella gestione delle insicurezze è il loro rispetto profondo per i tempi e le risorse della persona. Non c’è l’idea di “aggiustare” qualcosa di rotto, ma di accompagnare un processo di riscoperta, in cui l’insicurezza smette di essere un nemico da combattere e diventa un segnale da ascoltare. In questo senso, la psicologia non è solo cura, ma incontro, e le Terapie Brevi offrono uno spazio in cui sentirsi finalmente accolti, compresi, legittimati nelle proprie fragilità, con la possibilità concreta di trasformarle in nuove competenze emotive.
Gestire le insicurezze non significa eliminarle del tutto, ma imparare a non lasciarsi guidare da esse, a riconoscerle come parte della nostra storia senza permettere che definiscano il nostro valore. Le Terapie Brevi, con il loro sguardo pragmatico, empatico e profondamente umano, ci ricordano che il cambiamento non deve essere rumoroso o spettacolare, ma può nascere in silenzio, nei dettagli della vita quotidiana, lì dove iniziamo a trattarci con un po’ più di curiosità e molta più gentilezza.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Milanese R. (2020), L’ingannevole paura di non essere all’altezza, Ponte alle Grazie Milano
Muriana E., Pettenò L., Verbit T. (2006), I volti della depressione, Ponte alle Grazie Milano
Nardone G. (2014), L’arte di mentire a se stessi e agli altri, Ponte alle Grazie Milano
Nardone G. (2014), La paura delle decisioni, Ponte alle Grazie Milano