C’è un momento nella vita in cui tutti, almeno una volta, sentiamo una voce sottile, come un filo tirato tra le costole e ci chiediamo: “E se non fossi abbastanza?”.
È una voce che non urla, non sbraita. È più simile a un sussurro che si insinua nei pensieri, come una nebbia che arriva piano, quasi con educazione, eppure toglie il colore a tutto ciò che sfiora.
La paura di non essere all’altezza non nasce da un difetto personale, ma spesso da una responsabilità sentita troppo forte sulle proprie spalle. Ed è proprio su questo delicato territorio che si muovono le Terapie Brevi, capaci di intervenire dove i pensieri diventano circoli viziosi, dove il problema sembra crescere proprio grazie alle tentate soluzioni disfunzionali che tentiamo di applicare.
Perché smettere di avere paura di non essere all’altezza non significa diventare invincibili, infallibili, impeccabili. Significa, al contrario, compiere un gesto di straordinaria umiltà e coraggio: accettare di essere umani. Soprattutto in una società che continua a chiedere prestazioni, efficienza, lucidità e velocità, accettare la propria imperfezione è un atto quasi rivoluzionario. È come sedersi accanto alla propria paura e dirle: “Puoi restare, ma non sei tu a decidere chi sono”.
Per questo Roberta Milanese, nel suo libro, ci ricorda che spesso la trappola di non sentirsi all’altezza nasce proprio dal desiderio di dimostrare qualcosa a noi stessi, agli altri, all’idea che abbiamo di ciò che dovremmo essere. Ma quando iniziamo a riconoscere che valiamo indipendentemente dai nostri risultati, accade qualcosa di straordinario: la paura perde gran parte del suo potere, come se si sgonfiasse lentamente, cedendo spazio a un respiro nuovo.
Lasciare andare il confronto: uscire dalla gara invisibile
Roberta Milanese, nel suo libro, accompagna il lettore nei territori tortuosi dell’auto-svalutazione, mostrando come la sensazione di non essere “abbastanza” sia spesso alimentata proprio da ciò che tentiamo di fare per eliminarla.
Uno dei passaggi più emblematici del testo afferma che: “La paura cresce quando tentiamo di scacciarla” e questa idea, tanto semplice quanto rivoluzionaria, è il cuore delle Terapie Brevi: ciò che facciamo per liberarci dalla paura spesso la rende più forte.
Ad esempio una delle radici più profonde della paura di non essere all’altezza è il confronto costante. Confrontarci con gli altri è come mettersi davanti a uno specchio deformante: non vediamo la realtà, ma la sua distorsione. Sappiamo che ogni persona è una storia a sé, e che ogni vita è una trama unica fatta di talenti, fragilità, esperienze, ritmi diversi, eppure tendiamo a valutare la nostra vita usando metri che appartengono ad altre vite.
Per questo le Terapie Brevi suggeriscono un movimento semplice ma potentissimo: spostare l’attenzione dal confronto verso la funzione. Non chiederti se sei “più bravo di”, “più preparata di”, “più capace di”, ma chiediti: “Che cosa mi serve per stare meglio?”, “Che cosa è utile in questo momento?”, “Che cosa mi avvicina, anche di poco, alla persona che voglio diventare?”.
Spostare lo sguardo dagli altri a sé stessi è come spegnere un riflettore puntato addosso e accendere una piccola candela interna: la luce cambia, diventa più calda, più vera, più guidante.
Accogliere l’errore come un compagno di viaggio e concedersi il privilegio del principiante
Milanese scrive: “Quando tutto deve andare perfetto, basta un granello di sabbia per farci sentire inadeguati”. Il paradosso è evidente: cercare di essere impeccabili diventa il motivo principale per sentirsi sbagliati.
Infatti uno dei concetti più potenti delle Terapie Brevi è che l’errore non è un segnale di fallimento, ma di movimento. Chi non sbaglia, non vive, non rischia, non cresce. Chi sbaglia sta costruendo nuove possibilità.
Immagina di camminare su un sentiero di montagna. A volte devi mettere il piede su un terreno instabile, altre volte inciampi, altre ancora devi appoggiarti alle mani per non scivolare. Eppure nessuno considera questi passi “errori”: sono parte del viaggio.
Quando inizi a trattare i tuoi errori come il prezzo naturale della crescita, la paura di non essere all’altezza si scioglie, diventa più morbida, meno minacciosa. L’errore non è più un giudice, ma un compagno: uno che ti indica la strada, ti dà informazioni preziose, ti aiuta a correggere il tiro.
Concediti il diritto di essere principiante. Viviamo in un mondo che celebra solo chi è già esperto, già brillante, già sicuro, ma ogni competenza nasce dall’inesperienza, ogni maestria nasce dall’incertezza.
La Terapia Breve invita spesso a de-enfatizzare la performance e ad aumentare la sperimentazione.
Non devi essere subito capace. Non devi fare tutto perfettamente. Non devi piacere a tutti al primo tentativo. Permettiti di fare pratica. Permettiti di imparare. Permettiti di muovere i primi passi con il passo timido di chi esplora un territorio nuovo. È così che si diventa forti: non eliminando la fragilità, ma attraversandola.
Strumenti pratici delle Terapie Brevi per affrontare la sensazione di inadeguatezza
Immagina un equilibrista. Tutti lo osservano per la sua sicurezza, ma ciò che lo rende stabile non è l’assenza di oscillazione: è il micro-movimento continuo, l’adattamento, la capacità di accogliere l’ondeggiamento.
Non si è all’altezza perché si è perfetti, si è all’altezza perché si rimane in relazione con il proprio movimento interiore.
Per smettere di temere qualcosa non dobbiamo scappare, ma imparare a entrarci dentro per piccoli passi, con rispetto, con attenzione, con delicatezza.
L’esposizione graduale a piccoli passi infatti dice: “Non devo affrontare subito la vetta. Posso salire un piccolo tratto alla volta” e può essere declinata in tante micro-azioni, ad esempio per chi non si sente all’altezza nel parlare in pubblico può essere sciolta con delle piccolissime, ma potenti, azioni: parlare a una sola persona in più, intervenire per pochi secondi, registrarsi da soli per abituarsi alla propria voce, accettare un ruolo minimo in un contesto pubblico.
Ogni passo è un antidoto alla paura. Ogni micro-esperienza ti dimostra, senza forzature, che puoi stare dentro la situazione, che le tue gambe non tremano come temi, che puoi restare, respirare, agire, persino sbagliare… e comunque andare avanti.
Milanese, nel suo stile limpido, ci ricorda che: “Non siamo fragili: abbiamo solo imparato a difenderci troppo”. E forse, alla fine, essere all’altezza non è altro che questo: imparare a camminare con la propria imperfezione tra le mani, senza più temere che cada, perché quella imperfezione è ciò che ci rende umani, reali e vivi.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Milanese R. (2020), L’ingannevole paura di non essere all’altezza. Strategie per riconoscere il proprio valore. Ponte alle Grazie, Milano.