Vai al contenuto
flavio cannistrà psicologo psicoterapeuta roma
  • Home
  • Chi sono
  • Servizi
    • Terapia Breve
    • Terapia a Seduta Singola
    • Ipnosi
  • Psicologo online
  • Ebook gratuiti
  • Blog
  • Contattami
    • F.A.Q.
    • Link
    • Normative
  • Home
  • Chi sono
  • Servizi
    • Terapia Breve
    • Terapia a Seduta Singola
    • Ipnosi
  • Psicologo online
  • Ebook gratuiti
  • Blog
  • Contattami
    • F.A.Q.
    • Link
    • Normative

Home - Blog - Depressione post partum e Terapie Brevi: quando diventare madre non significa smettere di essere donna

Depressione post partum e Terapie Brevi: quando diventare madre non significa smettere di essere donna

  • Maggio 13, 2026
  • flaviocannistra

La depressione post partum è un dolore che spesso entra nelle case in punta di piedi, si siede accanto alla culla e resta lì, invisibile agli occhi degli altri, mentre tutto il mondo continua a sorridere alla nuova madre dicendole quanto dovrebbe sentirsi felice, grata, completa. Eppure, dentro, molte donne si sentono come stanze svuotate all’improvviso, luoghi in cui la luce fatica ad arrivare, territori interiori attraversati da una stanchezza che non è soltanto fisica, ma esistenziale, profonda, una stanchezza dell’anima che non si riesce nemmeno a raccontare perché sembra proibito farlo.

La maternità viene ancora narrata come un istinto naturale, automatico, quasi biologicamente perfetto. Si cresce ascoltando frasi come “diventare madre è la cosa più bella del mondo”, “una donna si realizza davvero quando ha un figlio”, “l’amore materno nasce subito”. E così, quando quel sentimento non arriva immediatamente, quando al posto della gioia compare il vuoto, quando la nascita di un bambino coincide con la perdita temporanea di sé stesse, molte donne iniziano a credere di essere sbagliate.

Ma non esistono madri sbagliate. Esistono donne che stanno soffrendo. E tra le due cose c‘è una differenza immensa.

Il tabù della depressione post partum: il dolore che non può essere detto

La depressione post partum è ancora oggi uno degli argomenti più taciuti e minimizzati della salute mentale femminile. Perché la società tollera con difficoltà l’idea che una madre possa sentirsi triste dopo la nascita di un figlio. L’immaginario collettivo continua a pretendere dalla donna una felicità immediata, luminosa, quasi sacrale, come se il parto cancellasse automaticamente ogni fragilità precedente e trasformasse la sofferenza in gratitudine. E invece accade spesso il contrario.

Molte donne raccontano di sentirsi improvvisamente sole anche quando la casa è piena di persone, di piangere in bagno in silenzio per non essere giudicate, di guardarsi allo specchio senza riconoscersi più, di provare un senso di colpa feroce per non sentirsi all’altezza di quella figura materna dolce, paziente e infinitamente amorevole che la cultura continua a proporre come modello ideale.

La maternità, però, non cancella l’essere umano, non elimina le paure, non spegne i conflitti interiori, non cura automaticamente le ferite emotive e soprattutto, non annulla la donna.

Una delle ferite più profonde che molte madri sperimentano riguarda proprio questo: sentirsi viste solo nel ruolo materno e non più come persone complete, con bisogni, limiti, desideri, identità e vulnerabilità. Come se, una volta nato il bambino, il mondo smettesse di chiedere alla donna come sta davvero e iniziasse a guardarla soltanto in funzione di ciò che deve fare per gli altri: “Il bambino dorme?”, “Hai latte?”, “Ti stai godendo questo momento con il bambino?”. Domande che spesso ignorano quella più importante: “E tu, come stai?”

Tutti dimenticano che la nascita di un figlio non è soltanto un evento biologico. È un terremoto identitario. Il corpo cambia, il sonno si spezza, gli ormoni oscillano violentemente, le giornate perdono confini, il tempo personale si dissolve, la coppia si trasforma, le priorità si ribaltano. E nel mezzo di questo cambiamento radicale, molte donne vivono la sensazione di essere scomparse, come se il loro nome fosse stato sostituito dalla parola “mamma”.

La depressione post partum può manifestarsi attraverso tristezza persistente, irritabilità, ansia intensa, senso di inadeguatezza, insonnia, apatia, pensieri intrusivi, distacco emotivo, paura di non amare abbastanza il proprio bambino o di non essere capaci di proteggerlo. Alcune donne descrivono questa esperienza come un’immersione in un mare freddo e scuro, dove tutti continuano a dire che l’acqua è meravigliosa mentre loro stanno cercando disperatamente di restare a galla.

Ed è proprio questa discrepanza tra ciò che si prova e ciò che “si dovrebbe provare” a generare una sofferenza ancora più intensa. Perché il dolore, quando non può essere nominato, diventa vergogna.

Il ruolo dei partner: amare non significa sempre sapere come sostenere

Uno degli aspetti più delicati della depressione post partum riguarda il rapporto con il partner. Non perché manchi necessariamente l’amore, ma perché spesso manca la comprensione profonda di ciò che la donna sta vivendo.

Molti partner si sentono impotenti, disorientati, esclusi. Alcuni reagiscono minimizzando: “Passerà”, “Sei solo stanca”, “Devi essere positiva”. Altri si rifugiano nel silenzio, convinti che lasciare spazio significhi aiutare. Altri ancora, travolti a loro volta dal cambiamento, diventano emotivamente assenti. E così la donna finisce per sentirsi ancora più sola, non sostenuta, on vista e non capita.

La verità è che la maternità coinvolge l’intero sistema relazionale della coppia. Quando nasce un bambino, nascono contemporaneamente anche nuove paure, nuovi equilibri, nuove fragilità. E senza strumenti emotivi adeguati, anche il partner può sentirsi incapace di contenere quel dolore che non comprende fino in fondo.

Spesso le donne non chiedono aiuto perché temono di essere giudicate. E spesso i partner non aiutano davvero perché non sanno come entrare in contatto con una sofferenza così silenziosa e complessa. È qui che il supporto psicologico diventa fondamentale.

Uno degli aspetti più potenti delle Terapie Brevi nella depressione post partum è la rapidità con cui molte donne iniziano a sentirsi accolte e comprese.

Per alcune, il primo colloquio rappresenta la prima volta in cui possono dire ad alta voce pensieri che tenevano nascosti da mesi. Pensieri che facevano paura persino a loro stesse: “Non mi sento felice”, “Vorrei scappare”, “Mi sento in colpa continuamente”, “Non riconosco più la donna che ero”.

Essere ascoltate senza giudizio può avere un effetto profondamente trasformativo. La terapia diventa allora uno spazio sicuro, un luogo emotivo in cui la donna può smettere di recitare il ruolo della madre perfetta e tornare ad essere semplicemente umana. Fragile. Confusa. Stanca. Reale. Ed è proprio nella possibilità di mostrarsi autenticamente vulnerabili che molte donne iniziano lentamente a ricostruire il contatto con sé stesse.

Come le Terapie Brevi aiutano nella depressione post partum

Le Terapie Brevi rappresentano oggi uno degli approcci più efficaci e profondamente umani nel trattamento della depressione post partum, soprattutto perché non si limitano a “curare un sintomo”, ma aiutano la donna a ritrovare sé stessa dentro il caos emotivo che sta attraversando.

A differenza dell’idea tradizionale secondo cui bisogna necessariamente scavare per anni nel passato prima di stare meglio, le Terapie Brevi lavorano sul presente, sui meccanismi che mantengono viva la sofferenza e sulle strategie concrete per interrompere quei circoli emotivi che intrappolano la persona nel dolore.

Una donna che soffre di depressione post partum spesso vive intrappolata in pensieri ricorrenti:

  • “Non sono una buona madre”
  • “Sto sbagliando tutto”
  • “Le altre ce la fanno, io no”
  • “Non dovrei sentirmi così”
  • “Mio figlio merita di meglio”

Questi pensieri diventano gabbie invisibili e le Terapie Brevi aiutano a spezzarle. Attraverso interventi mirati, profondamente empatici e focalizzati sulle dinamiche attuali, la donna viene aiutata a comprendere che il problema non è la sua identità materna, ma il modo in cui sta cercando di gestire una pressione emotiva enorme senza strumenti adeguati. E questo cambia tutto, perché quando una madre smette di percepirsi come “sbagliata”, inizia finalmente a respirare.

C’è inoltre da ricordare che le Terapie Brevi non aiutano soltanto la madre individualmente. Spesso producono effetti profondi anche nella coppia e nell’intero equilibrio familiare.

Quando una donna riesce finalmente a comunicare il proprio dolore senza vergogna, anche il partner può iniziare a comprenderlo davvero. Quando smette di nascondere la propria sofferenza dietro sorrisi forzati e frasi automatiche come “va tutto bene”, diventa possibile costruire una comunicazione più autentica.

Molti percorsi terapeutici coinvolgono indirettamente anche il partner, aiutandolo a capire che sostenere non significa “aggiustare” o dare soluzioni rapide, ma esserci emotivamente, ascoltare, validare, condividere il peso. A volte il gesto più terapeutico non è una frase perfetta, ma una presenza stabile. Una mano sulla schiena durante una notte difficile. Un “non devi fare tutto da sola”. Uno sguardo che dice: “Ti vedo. Anche adesso.”

La maternità non deve essere perfezione

Una delle illusioni più distruttive della nostra epoca è l’idea della madre perfetta. Sempre paziente. Sempre felice. Sempre presente. Sempre grata, ma le madri vere sono fatte di carne, stanchezza, paura, contraddizioni, notti insonni e lacrime trattenute e meritano amore anche nei loro giorni più bui.

La depressione post partum non è debolezza, non è egoismo, non è incapacità materna. È una sofferenza reale che può colpire profondamente anche donne forti, amorevoli, preparate, desiderose di diventare madri. E chiedere aiuto non significa fallire. Significa interrompere il silenzio.

Le Terapie Brevi insegnano proprio questo: che il dolore non va negato per essere superato, ma accolto, compreso e trasformato. Che non bisogna diventare perfette per meritare sostegno. E che una donna può essere contemporaneamente madre e persona, accudente e fragile, amorevole e stanca.

Perché una madre non smette di avere bisogno di cura solo perché è diventata colei che cura.

E forse la guarigione comincia esattamente lì: nel momento in cui una donna smette di chiedersi se sia una madre sbagliata e inizia finalmente a chiedersi quanto dolore abbia portato da sola, in silenzio, per troppo tempo.

Dr Flavio Cannistrà

Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy

co-Direttore dell’Istituto ICNOS

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

Ipnosi

Bibliografia

Mastroleo, A. & Arcano, L. (2013). Il pianto della mamma. Vincere la depressione post partum. Milano: Red!

Precedente
Successivo
flavio cannistrà psicologo psicoterapeuta roma
CONTATTAMI ORA
Contattami
  • 340 95 488 35
  • segreteria@flaviocannistra.it
Privacy Policy Cookie Policy
Mi puoi trovare anche su
Facebook-f Youtube Instagram
  • Home
  • Chi sono
  • Servizi
    • Terapia Breve
    • Terapia a Seduta Singola
    • Ipnosi
  • Psicologo online
  • Ebook gratuiti
  • Blog
  • Contattami
    • F.A.Q.
    • Link
    • Normative
  • Home
  • Chi sono
  • Servizi
    • Terapia Breve
    • Terapia a Seduta Singola
    • Ipnosi
  • Psicologo online
  • Ebook gratuiti
  • Blog
  • Contattami
    • F.A.Q.
    • Link
    • Normative

LO STUDIO DELLO PSICOLOGO, di Flavio Cannistrà

2021 © Flavio Cannistrà - Powered by Grafichedo