Come combattere l'ipocondria - LO STUDIO DELLO PSICOLOGO

Come combattere l’ipocondria

Psicologo a Monterotondo

Quali sono i comportamenti che tengono viva l’ipocondria?

Lo sente, è lì, un messaggio del suo corpo, una minaccia più che altro.

Se lo immagina come una grossa ghiandola rossa che pulsa, e se la toccasse la sentirebbe davvero pulsare, ne è certo. Ma non osa farlo, non ci prova nemmeno: il terrore di scoprire è più grande del desiderio di controllare.

Ma può farlo fare ad altri. E così comincia la trafila da medici, specialisti, esperti che lo aiutino a venire a capo del suo dilemma, che identifichino, scovino e possibilmente eliminino il grande male che porta nel corpo, nel cuore, nella mente.

Pensa a qualcosa di terribile, come la SLA. Ma sarà vero? O si tratta di ipocondria?
E c’è qualcosa che può fare la Terapia Breve.

Ipocondria: il male invisibile

Quando parla della sua malattia Fabiana, nome di fantasia, ha lo sguardo fisso nel vuoto. Anzi, è fisso su di me, ma mi guarda senza vedermi: i suoi occhi mi trapassano e li vedo osservare il “grande male” che sente di avere.

Le ha provate tutte, ma ormai nessuno la ascolta più. Ha visto i migliori esperti, provato le macchine più innovative, viaggiato nelle città italiane più lontane – non per vacanza, ovviamente – ma la riposta è sempre la medesima: “Lei non ha niente”.

Spesso chi soffre per l'ipocondria si rivolge a uno psicologo spinto anche da chi gli è vicino

Spesso chi soffre per l’ipocondria si rivolge a uno psicologo spinto anche da chi gli è vicino

“Ma io lo sento” mi dice, “lo sento questo male che mi avvelena. Lo sento da tre anni ormai e so che c’è!”

Poi si ricompone un attimo. Non sa se uno psicoterapeuta può aiutarla, ma riconosce che non può nemmeno continuare a tormentare i suoi cari: ogni giorno, ogni ora, in ogni luogo (a casa, a lavoro, mentre è in macchina) li chiama, perché se il suo corpo gli manda un messaggio, gli fa sentire il suo male, ecco che scatta il panico, sale l’ansia, si diffonde l’angoscia, e Fabiana ha bisogno di essere rassicurata, altrimenti…

“Non so cosa può succedere” racconta, “ma so che le rassicurazioni funzionano, mi fanno calmare”.
“Lì per lì, o a lungo?” chiedo.
Accenna un sorriso, perché sa che so.
Lì per lì” risponde. “Dieci minuti, se va bene, poi riprendo a pensare a cosa mai avrò, a chi mi può aiutare, a concentrarmi su ogni singola sensazione del corpo”. Sospira. “Ma lei che pensa, sono ipocondriaco?”.

10 sedute di terapia per l’ipocondria

Gli faccio una proposta: ci daremo massimo dieci incontri per capire il suo problema e risolverlo, e agiremo come se si trattasse di ipocondria. Se è ipocondria, lo vedremo dai risultati dei primi incontri, e dieci sedute probabilmente saranno sufficienti per venirne del tutto a capo; se non è ipocondria, ce ne accorgeremo anche prima, perché non vedremo il minimo risultato nelle prime sedute.

Accettò, e lì iniziò il suo viaggio terapeutico, che durò 7 incontri, alla fine dei quali ci vedemmo altre tre volte a distanze di tempo sempre maggiori (prima dopo tre mesi, poi dopo sei, poi dopo un anno), per assicurarci che i risultati raggiunti si mantenessero solidamente nel tempo.

Ma cos’è che mantiene l’ipocondria?

I meccanismi e sintomi dell’ipocondria

Cos’è che ha trasformato la paura di avere delle malattie in una certezza inverificabile, e che ha poi fatto in modo di mantenere viva quella certezza, come nel caso di Fabiana?

Ci sono almeno 2 comportamenti che giocano un ruolo chiave in questo disturbo: l’ascolto ossessivo del Psicoterapeuta a Romaproprio corpo e le continue visite specialistiche.

  1. Ascoltare continuamente il proprio corpo: Se è vero che “chi cerca, trova”, ascoltare di continuo i messaggi del proprio corpo è un ottimo modo per distorcerli e ingigantirli.

    Controllare il proprio organismo produce come conseguenza a identificare proprio ciò che indica che ci sarebbe un’alterazione organica, cosa che conduce ad aumentare l’attenzione ossessiva, che a sua volta fa aumentare la percezione delle alterazioni dell’organismo… e così via, in un circolo vizioso, insomma, dove più controlli più percepisci.

    In altre parole, finiamo per percepire cose che non ci sono, o per ingrandire sensazioni del tutto fisiologiche, magari addirittura alterandole.

    «Intendi dire che diventiamo folli?»
    No, assolutamente. Il fatto è che il semplice “ascoltare” una parte del proprio corpo attiva quella parte, produce cioè una risposta. Se concentri di continuo la tua attenzione su di essa la percezione ti sembrerà – o diverrà davvero – più “grande” di quello che è.

    Una prova può essere data dal noto esempio in cui si chiede di misurare le proprie pulsazioni per poi cercare di regolare il battito cardiaco: il cuore finisce per fare di testa sua, sfuggendo al nostro tentativo di controllo.

  2. Le diagnosi specialistiche, così come le rassicurazioni date da parenti e amici, anch’esse non fanno che peggiorare la situazione.

    La persona è certa di avere qualcosa che non va poiché a tutti gli effetti lo sente. Se medici e strumenti affermano che è tutto a posto questa diventa la conferma che il proprio male è talmente grave e oscuro che nessuno riesce a venirne a capo. La ricerca, così, si trasforma in ossessione.

Rimedi per una persona ipocondriaca

Guarire la malattia che non c'è

Ti interessa il libro? Clicca sull’immagine.

Fabiana venne da me con un problema ormai insediato da qualche anno: la Terapia Breve si è rivelata un ottimo approccio per aiutarla; in casi simili la guida di un terapeuta è necessaria per monitorare l’andamento e velocizzare i tempi.

Quando però si è in una fase iniziale, in cui ad esempio comincia ad esserci un’attenzione un po’ eccessiva che ancora non è divenuta un’angosciante preoccupazione, allora si può evitare di esacerbare il problema proprio evitando di mettere in atto quei comportamenti.

Per aiutarti posso consigliarti un buon libro: Guarire la malattia che non c’è. Guida di sopravvivenza per ipocondriaci. Scritto da due esperti di questo problema, il libro bene come funziona l’ipocondria e quali cose puoi iniziare a fare per risolverla tu stesso.

Da un lato vanno cessate le richieste di rassicurazioni più o meno continue (fatte a medici e a conoscenti), dall’altro l’attenzione alle proprie reazioni fisiche va spostata portando la mente altrove e lasciando che il corpo faccia ciò che sa fare meglio.

Eviteremo così che l’ipocondria si installi e che diventi quel male che affligge la mente e, nei casi peggiori, il corpo stesso.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola

Ipnosi

Rimani aggiornato su tecniche, strategie e informazioni di Terapia Breve.
Iscriviti alla mia newsletter. Riceverai 3-4 e-mail al mese e potrai cancellarti quando vuoi.
Compila il modulo qui sotto:

Oppure cerchi uno psicologo a Roma, Monterotondo o online?
Puoi prendere direttamente un appuntamento con me.

Clicca qui.

Bibliografia

Nardone, G. (1993). Paura, Panico, Fobie. La terapia in tempi brevi. Milano: Ponte alle Grazie.
Morschitzky, H. (2014). Guarire la malattia che non c’è. Guida di sopravvivenza per ipocondriaci. Milano: Urrà.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.