Ci sono periodi dell’anno in cui la luce esterna sembra voler illuminare tutto, anche ciò che preferiremmo tenere in penombra: i pensieri sospesi, i ricordi che si affacciano con discrezione eppure con ostinazione, le fragilità che di solito riusciamo a gestire, a contenere, a mascherare con il ritmo della vita quotidiana. Il Natale è uno di quei momenti in cui le emozioni si espandono, come se il tempo rallentasse per lasciare spazio a ciò che per il resto dell’anno rimane compresso negli interstizi delle nostre giornate. È un tempo che porta con sé un intreccio di calore e malinconia, di attese e di nostalgie, di desideri non espressi e di memorie che talvolta graffiano.
Per chi ha una relazione complessa con l’alcol, il periodo natalizio assume spesso i contorni di un territorio emotivo particolarmente delicato: un labirinto fatto di inviti, sorrisi di circostanza, bicchieri alzati per tradizione più che per scelta, e quella sensazione sottile e persistente, che tutto ciò che dovrebbe essere leggero si trasformi invece in un impegno, un test, un palcoscenico su cui si teme di sbagliare.
Le Terapie Brevi, con la loro natura essenziale, concreta e orientata alla trasformazione, rappresentano in questi momenti un approdo sicuro, un luogo in cui non esiste giudizio ma solo esplorazione, un luogo in cui la persona non viene definita dal proprio comportamento, ma accompagnata a comprenderlo, osservarlo, trasformarlo. Un luogo in cui l’alcolismo non è un’etichetta, ma un linguaggio tramite il quale la sofferenza ha cercato, per un tempo forse troppo lungo, di farsi ascoltare.
Quando la dipendenza diventa un racconto che cerca voce
Nelle Terapie Brevi si parte da un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario: un sintomo, come ad esempio l’uso disfunzionale dell’alcol, non nasce mai per distruggere la persona, ma come un tentativo di soluzione. È il miglior modo che quella persona aveva, in quel momento, per sopravvivere a qualcosa che non sapeva come affrontare diversamente.
Questo non giustifica, ma spiega. E ciò che viene spiegato può finalmente essere sciolto.
In questo senso, la dipendenza non è il problema: è il modo in cui il problema ha provato a parlare.
Molte persone che bevono in modo eccessivo lo fanno non per un desiderio autentico, ma per sedare una tensione interna, per placare quel brusio emotivo che cresce nei silenzi familiari, nei bilanci sentimentali tipici di Dicembre o in quelle riunioni in cui il sorriso diventa una maschera da indossare anche quando dentro qualcosa si incrina.
C’è chi beve per smorzare l’ansia, chi per colmare la solitudine, chi per sentirsi più parte del gruppo, chi perché teme di non reggere il confronto con gli altri, chi per anestetizzare un dolore che torna puntuale come una campana di mezzanotte.
E c’è anche chi beve per colpa: per non deludere, per non sentire lo sguardo indagatore di chi forse non capisce, per non affrontare la tristezza del non sentirsi abbastanza.
Le Terapie Brevi ascoltano tutto questo: non giudicano, non etichettano, non colpevolizzano, accompagnano e nel farlo trasformano la storia da fardello a possibilità.
La pressione delle festività: quando un brindisi diventa un simbolo più grande
Il Natale, con i suoi rituali, può agire come una lente d’ingrandimento sulle vulnerabilità. Ogni festa, ogni tavola imbandita, ogni sguardo che si posa sul bicchiere può evocare la sensazione di essere osservati, valutati, messi alla prova. Per chi lotta con l’alcol, il periodo natalizio può diventare una sequenza di piccole sfide quotidiane, di esitazioni, di promesse sussurrate al proprio riflesso, di tentativi di rimanere in equilibrio mentre tutti intorno sembrano muoversi con leggerezza.
Le Terapie Brevi osservano queste dinamiche e aiutano a decodificarle.
Ogni pressione esterna diventa una domanda interna: “Chi sono io in tutto questo?”. Ogni invito a bere diventa un invito più profondo: “Come desidero prendermi cura di me?”. Ogni senso di colpa diventa una porta: “Quale parte di me chiede ascolto attraverso questo dolore?”.
Spesso la persona si accorge che ciò che teme non è il bicchiere in sé, ma il significato che quel bicchiere porta con sé: la paura di non controllarsi, il timore di deludere chi osserva, l’angoscia di tradire una promessa fatta e non mantenuta, il terrore di confermare l’immagine negativa che pensa gli altri abbiano di lei.
Eppure, proprio in questo spazio vulnerabile, le Terapie Brevi seminano nuove possibilità: non chiedono di essere perfetti, ma autentici, non chiedono di essere forti, ma di essere presenti, non chiedono di reprimere il bisogno, ma di capirlo, di ascoltarlo, di trasformarlo.
Infatti c’è un’emozione che ritorna spesso nei racconti di chi vive una dipendenza: la vergogna. Una vergogna silenziosa, che non chiede scuse né pretende parole, ma che si insinua nei pensieri della sera, nelle promesse non mantenute, nei risvegli in cui si dice “basta”, senza sapere se si riuscirà davvero a mantenere fede a quella parola.La vergogna è un’ombra che parla di fallimenti percepiti, di aspettative disattese, di notti in cui ci si sente intrappolati in un ciclo che non finisce mai.
Ma la vergogna, così come la colpa, non è un nemico da combattere: è un segnale. Un segnale che dice: “Mi sto accorgendo che questo comportamento non è più allineato a chi desidero essere” ed è qui che la terapia breve interviene: non sradicando la colpa, ma trasformandola in responsabilità, non annullando il dolore, ma modulandolo affinché diventi un punto di partenza, non un peso.
Strategie pratiche e profonde per attraversare il periodo natalizio
Le Terapie Brevi hanno una caratteristica fondamentale: si concentrano su ciò che funziona, anche se minuscolo, fragile, appena percettibile. Cercano le “eccezioni”, quei momenti in cui la persona, anche senza accorgersene, ha già fatto qualcosa di diverso, ha già scelto una strada alternativa, ha già dimostrato di possedere risorse che magari non sapeva di avere: un giorno in cui si è bevuto meno, una serata affrontata con più lucidità, una conversazione evitata perché si percepiva che avrebbe portato tensione, un gesto di cura verso se stessi, un limite posto con fatica ma con determinazione.
Nelle Terapie Brevi, queste non sono piccole vittorie: sono fondamenta. E durante il periodo natalizio, dove tutto sembra amplificato, riconoscere queste luci interne può fare la differenza tra un mese vissuto in apnea e un mese vissuto in ascolto.
Alcune accortezze possono essere:
– Creare piccole interruzioni di schema. Le Terapie Brevi lavorano molto sulle micro-variazioni: cambiare abitudini minime (un bicchiere alternato con acqua, una pausa fuori dalla stanza, un cambio di posto a tavola) può spostare dinamiche interne molto profonde.
– Dare spazio alle emozioni che emergono. Non fuggirle, ma nominarle. Dirsi: “Questa sensazione è difficile, ma posso starci dentro senza usarla come giustificazione per bere”.
– Alleggerire l’autocritica. Il giudizio interno irrigidisce. La gentilezza, invece, apre possibilità. Parlarsi con tono umano, non punitivo, è una delle strategie più potenti.
– Riconoscere ogni passo avanti, anche minuscolo, perché il cambiamento autentico raramente avviene in un lampo, di solito cresce come una lenta alba.
Al di là delle festività, al di là dell’alcol, al di là della fatica, c’è un punto forse dimenticato, ma sempre vivo: la capacità umana di trasformarsi. In ogni persona che lotta con una dipendenza c’è una parte che desidera ardentemente stare meglio, trovare un equilibrio, tornare a respirare senza il bisogno di appoggiarsi a un bicchiere.
Le Terapie Brevi parlano proprio a quella parte: la riconoscono, la proteggono, la nutrono e ricordano che non siamo definiti da ciò che abbiamo fatto, ma da ciò che scegliamo di fare adesso, in questo momento, anche se il passato pesa e le paure sono tante.
In un mondo che spesso chiede perfezione, la Terapia Breve invita invece a essere umani: con le nostre cadute, i nostri tentativi, la nostra vulnerabilità, i nostri desideri e soprattutto con il diritto di iniziare di nuovo.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Berg, I. K. & Miller, S. (1992). Quando bere diventa un problema. Milano: Ponte alle Grazie, 2001.
Milton H. Erickson – La mia voce ti accompagnerà (Astrolabio)