I disturbi del comportamento alimentare, dall’anoressia alla bulimia, fino al binge eating, non sono mai soltanto “problemi di cibo”, ma rappresentano modalità complesse con cui la persona tenta di gestire emozioni profonde, spesso indicibili, come ansia, vergogna, senso di inadeguatezza o bisogno di controllo.
Il corpo diventa allora un teatro: ogni caloria evitata, ogni abbuffata, ogni gesto compensatorio è come una frase scritta sulla pelle, un tentativo disperato di dire qualcosa che non trova parole.
Chi vive dentro questo tipo di sofferenza spesso racconta un’esperienza fatta di ambivalenza: da una parte il sollievo momentaneo, il senso di controllo, la quiete apparente, dall’altra una spirale che stringe, sempre più stretta, fino a lasciare spazio solo al sintomo. È come camminare su un filo sospeso tra il bisogno di sparire e il desiderio di essere visti.
Le Terapie Brevi, in particolare quelle strategiche, nascono da una prospettiva radicalmente diversa rispetto all’idea tradizionale di “andare indietro nel passato”: non si concentrano tanto sul perché il problema sia nato, quanto su come continui a esistere nel presente.
Sono interventi focalizzati, mirati, costruiti per produrre cambiamenti concreti in tempi relativamente brevi, lavorando sui meccanismi che mantengono il disturbo attivo.
In questo senso, potremmo immaginare la Terapia Breve come una luce che non illumina tutto il paesaggio della vita, ma che si concentra su un nodo preciso, quel punto in cui la sofferenza si aggroviglia e si autoalimenta, sciogliendolo con movimenti delicati ma estremamente mirati.
Le tentate soluzioni: quando ciò che salva diventa ciò che imprigiona
Uno dei concetti più potenti e, allo stesso tempo, più dolorosi da riconoscere è quello delle tentate soluzioni disfunzionali.
Ogni comportamento tipico dei disturbi alimentari: il digiuno, il vomito, l’iperattività fisica, la restrizione, l’uso di lassativi, nasce come un tentativo di stare meglio, di controllare qualcosa che altrimenti appare ingestibile.
Eppure, proprio queste strategie diventano la gabbia.
È un paradosso struggente: la persona non è “contro se stessa”, ma sta tentando con tutte le sue forze di sopravvivere emotivamente. Solo che gli strumenti utilizzati, nel tempo, smettono di funzionare e iniziano a rafforzare il problema.
Alcuni meccanismi tipici descritti nella letteratura delle Terapie Brevi sono particolarmente evocativi:
• Il divieto assoluto che accende il desiderio (effetto trasgressione)
• Il ciclo di dieta e fallimento che alimenta la colpa (effetto condanna)
• L’evitamento delle emozioni che impoverisce la vita emotiva
Questi processi creano un circuito chiuso, una sorta di labirinto in cui ogni uscita sembra portare di nuovo al punto di partenza.
Il sistema percettivo-reattivo: vedere il mondo attraverso il filtro del disturbo
Le Terapie Brevi parlano di sistema percettivo-reattivo: il modo in cui una persona percepisce la realtà e reagisce ad essa.
Nel caso dei disturbi alimentari, questo sistema si struttura attorno a convinzioni profonde: “valgo solo se controllo il mio corpo”, “mangiare è perdere il controllo”, “il mio corpo è sbagliato”, che guidano automaticamente emozioni e comportamenti. È come indossare occhiali deformanti: tutto ciò che si vede conferma la paura iniziale.
Il lavoro terapeutico non consiste nel “dire alla persona che si sbaglia”, ma nel creare esperienze concrete che lentamente incrinino queste percezioni, aprendo nuove possibilità di risposta.
Infatti nelle Terapie Brevi, il linguaggio non è mai neutro. Il cosiddetto dialogo strategico utilizza parole capaci di evocare sensazioni, immagini, esperienze corporee, bypassando le resistenze razionali e parlando direttamente a quella parte più profonda della persona. È un linguaggio che non impone, ma accompagna, che non giudica, ma rispecchia, che non spiega soltanto, ma fa sentire.
Perché chi vive un disturbo alimentare non ha bisogno solo di capire, spesso capisce già moltissimo, ma di vivere esperienze emotive diverse, che rendano possibile il cambiamento.
Cosa prova una persona dentro il disturbo e come le Terapie Brevi possono aiutarla
Descrivere dall’esterno non è mai sufficiente, ma alcune immagini possono avvicinarsi.
È come abitare una casa in cui ogni stanza è sorvegliata: la cucina è pericolosa, lo specchio è un giudice, il corpo è un nemico. È come avere una voce interna costante, che misura, valuta, critica, impone. E allo stesso tempo, un desiderio fragile di libertà, che ogni tanto si affaccia, come luce sotto una porta chiusa.
Molte persone raccontano una sensazione di scissione: una parte che vuole guarire e una parte che ha paura di perdere ciò che il disturbo rappresenta, e cioè controllo, identità, protezione.
Ed è proprio qui che la Terapia Breve lavora con straordinaria precisione: non contro la resistenza, ma con essa, trasformandola in leva di cambiamento. Il percorso terapeutico non è una lotta contro il sintomo, ma una trasformazione del sistema che lo sostiene.
Si lavora per:
• interrompere le tentate soluzioni disfunzionali
• modificare le percezioni legate al cibo, al corpo e al controllo
• introdurre esperienze correttive concrete
• restituire alla persona una sensazione di scelta
Spesso il cambiamento non avviene come un’esplosione improvvisa, ma come uno spostamento sottile: qualcosa che prima sembrava impossibile diventa tollerabile, poi accessibile, poi naturale. E, progressivamente, ciò che prima occupava tutto lo spazio: il cibo, il corpo, il controllo, smette di essere il centro.
Uscire da un disturbo alimentare non significa semplicemente “tornare a mangiare normalmente”. Significa, più profondamente, ritrovare un modo diverso di stare al mondo, nel proprio corpo, nelle proprie emozioni. È un processo che richiede tempo, cura, relazione. Ma è possibile. E forse il primo passo non è cambiare tutto, ma permettersi di essere visti, davvero, da qualcuno che sappia guardare senza giudicare, e che sappia indicare, con competenza e delicatezza, una via d’uscita da quel labirinto.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Nardone, G. (2007). La dieta paradossale. Ponte alle Grazie.
Nardone, G. (2013). Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. BUR.
Nardone, G., Valteroni, E. (2017). L’anoressia giovanile. Ponte alle Grazie.
Watzlawick, P. (1991). Il linguaggio del cambiamento. Feltrinelli.
Watzlawick, P., Nardone, G. (1997). Terapia breve strategica. Raffaello Cortina.