Terapia Breve per il delirio - LO STUDIO DELLO PSICOLOGO

Terapia Breve per il delirio

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Terapia breve per il delirio.

A Don Jackson, negli anni ’60, capitò una cosa strana. Ed è da qui che partiamo per parlare della Terapia Breve nel caso dei deliri.

Le persone deliranti sono indubbiamente difficili da trattare. Eppure le varie forme di Terapia Breve hanno dimostrato, già più di mezzo secolo fa, di poter lavorare molto bene in queste situazioni. Pur con le dovute precisazioni, come vedremo.

Spesso si pensa che altre forme di terapie siano più adeguate, ma non è così. La Terapia Breve è al pari di altre forme di intervento e permette di ottenere dei risultati in poco tempo. E Don Jackson ne è un esempio eclatante.

“Il tuo ufficio è sotto controllo”

Jackson fu un formidabile terapeuta, estremamente innovativo, e sfortunatamente morto a soli 48 anni.

Un giorno si presentò un uomo al suo studio, etichettato come paranoico. Cito da Fisch e Schlanger (2002):

Il paziente era un uomo sposato di poco più di quarant’anni e aveva raggiunto una posizione di responsabilità, quando iniziò a sostenere coi suoi colleghi che un’organizzazione governativa – la CIA, l’FBI o qualcosa di analogo – lo teneva sotto sorveglianza pedinandolo, perquisendogli la casa e controllandogli il telefono. Dietro insistenza della sua azienda fu costretto a sottoporsi a una cura psichiatrica e fu indirizzato da Don Jackson.

Subito dopo aver fornito i dati anagrafici, il paziente disse in modo casuale: “Lo so che questo colloquio è registrato da una microspia, ma andiamo pure avanti”. Invece di confrontare questa asserzione (per esempio, “Cosa glielo fa pensare?” o “Ha mai avuto idee del genere in altre situazioni?” o qualcosa di analogo), Jackson si alzò e con un’espressione preoccupata e irritata disse: “Accidenti! Non permetterò a nessuno di intromettersi nella privacy del mio lavoro coi pazienti! Non intendo continuare finché non troveremo la cimice e ce ne sbarazzeremo!”. Al che iniziò a guardare nei cassetti della scrivania, a tastare sotto il piano del tavolo, a esaminare il telefono. Il paziente, che era rimasto sempre seduto, fu colpito dalla reazione di Jackson e dalla meticolosità della sua ricerca.

Jackson si voltò verso di lui dicendogli: “Non se ne stia lì seduto! Mi aiuti a cercare questa dannata cimice! Non andremo avanti finché non l’avremo trovata!”. Di fronte all’esitazione del paziente, Jackson insistette e finalmente questi si alzò e si mise timidamente a guardare sotto le sedie, tenendo d’occhio Jackson per vedere cosa faceva. Di tanto in tanto Jackson chiedeva: “Non ha ancora trovato niente?” e alla risposta negativa ribatteva: “Continui a cercare. Non andremo avanti finché non l’avremo trovata”. Dopo diversi minuti di ricerche il paziente si sedette, ma Jackson continuò a insistere perché lo aiutasse a trovare la microspia.

Alla fine, con tono stanco, il paziente disse: “Dottor Jackson, lasciamo perdere la cimice e l’FBI. Non è questo l’importante. Ho bisogno di parlare del mio matrimonio. Sta andando a rotoli”. Con ciò Jackson interruppe le ricerche, si sedette e replicò: “D’accordo. Qual è il problema nel suo matrimonio?”. La seduta, e quelle che seguirono, fu incentrata su quel tema, e l’FBI o i telefoni controllati non vennero più menzionati.

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Tipi di delirio

Che cos’è il delirio?

Il delirio è sostanzialmente una credenza errata, o falsa, in mancanza di fatti che la provino. In altre parole, la persona è convinta di una certa cosa, benché non ci sia nessuna prova concreta a sostegno. Può essere molto lucido e anche avere un minimo di logica, ma alla fine dei conti non è basato su dati oggettivi e dimostrabili.

Per fare degli esempi, ecco alcuni tipi di deliri:

  • Delirio di persecuzione: la persona è convinta di essere perseguitata, o che qualcuno congiuri contro di lei, la diffami, la calunni ecc. Può arrivare fino a convincersi di essere vittima di complotti di organizzazioni, associazioni, gruppi ecc. 
  • Delirio di riferimento: la persona è convinta che delle altre persone, degli oggetti, delle situazioni ecc. siano in qualche modo riferite a lei, spesso in senso ostile. Può essere molto simile al delirio di persecuzione, con la differenza che non c’è appunto l’idea di essere perseguitati, ma più un vissuto di minaccia diffusa. Questo e il precedente si trovano spesso nella schizofrenia. 
  • Delirio di grandezza: la persona è convinta di essere artefice di invenzioni o scoperte eccezionali, o di aver risolto grandi problemi, o di essere dotata di poteri o ricchezze inimmaginabili, o di essere un personaggio realmente esistente (o esistito), o immaginario, associato a grandi doti e influenza. Si ritiene capace di fare imprese fuori dal comune, anche fisicamente impossibili per chiunque. 
  • Delirio erotomane: la persona è convinta di avere un’eccezionale attrattiva sessuale, o che altre persone la corteggino costantemente per far sesso con lei. A volte può focalizzarsi su una persona, convincendosi che questa è fortemente attratta da lei o che la corteggia costantemente. 
  • Delirio di gelosia: la persona è certa dell’infedeltà del partner, sia affettivamente che sessualmente. Può considerare quasi qualunque gesto o situazione come una prova di questa infedeltà, incapace di convincersi del contrario. 
  • Delirio ipocondriaco: l’ipocondria è la paura di avere una malattia, anche con estrema certezza. Si parla di delirio quando la convinzione non lascia spazio al minimo dubbio, quando raggiunge un grado di elevata compromissione o distorsione della capacità logica. 
  • Delirio di colpa: la persona si sente responsabile e colpevole di aver fatto qualcosa a qualcuno: lesioni, danni di diverso genere (fisici, economici, morali ecc.). È talmente convinta di questo che può arrivare al suicidio o all’omicidio-suicidio. 
  • Delirio di negazione: la persona è convinta che una parte di sé, del suo corpo, dei suoi organi, o anche tutta se stessa, non esista. O che non esista tutto o parte il mondo che la circonda. 
  • Delirio mistico: c’è la forte convinzione di essere in diretto contatto con Dio o con altre figure divine, di parlare con loro, di essere un loro messaggero, di avere segni che lo mostrano ecc. 
  • Delirio da influenzamento: la persona è convinta che persone, oggetti, forze ecc. al di fuori di lei la possano influenzare, a livello mentale, emotivo, comportamentale ecc. Pensiero, volontà, azione sono creduti essere sotto il controllo di altri e altro (da persone con poteri a onde elettromagnetiche ecc.), i quali possono fare di tutto: controllarla, trasmetterle informazioni, rubarle il pensiero ecc. 
  • Delirio bizzarro: sono deliri di diverso genere, ma con contenuti estremamente bizzarri, cioè totalmente al di fuori dei canoni culturali di riferimento per la persona.

Ma come si può superare il delirio?

Deliri e deliri

Innanzitutto va precisato che ci sono deliri e deliri.

Di base, il delirio de facto ha una natura organica. Significa che è una condizione fortemente influenzata dalla componente fisica della persona (del suo cervello, per essere precisi). Di fronte a un caso simile, non c’è Don Jackson che tenga: bisogna agire farmacologicamente. Si potrà successivamente lavorare con uno psicologo per aiutare la persona a migliorare, ma il farmaco è indispensabile.

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Farmaco o psicoterapia?

Un caso analogo è il delirio dato da intossicazione (uso o abuso) di sostanze, dalle droghe ad alcuni farmaci. Anche qui, semplicemente “parlare” con la persona sarà difficilmente risolutivo. Sicuramente bisognerà eliminare la causa, se possibile (cioè smettere la droga o il farmaco – venendo seguiti da un medico), e solo successivamente lavorare con un sostegno psicologico.

Ci sono però anche i deliri psicogeni, cioè generati a livello psicologico. O, per meglio dire, deliri in cui la componente psicologica è predominante su quella fisica. È il caso del paziente delirante trattato da Jackson. In questi casi alcuni autori usano termini come “presunte psicosi” (Nardone, 1998), poiché appunto manca la predominanza della componente organica.

La Terapia Breve per i deliri

Il Dr Jeff Zeig racconta un caso molto simile a quello di Jackson, in cui una donna, durante la prima seduta, si disse convinta che i collaboratori del dottore avevano messo qualcosa nella tisana che le avevano offerto. Zeig le rispose dicendo che lei era probabilmente una spia dei suoi concorrenti e che voleva farsi beffe di lui registrandolo.

La invitò così a svuotare la sua borsetta in cerca di una cimice e, non trovandola (ovviamente!), le disse che probabilmente l’aveva addosso. La donna a quel punto sorrise e disse: “Ok, ho capito dottore. Sono pronta a lavorare sul mio problema”.

Casi come questi non sono rari nelle terapie brevi, in particolare in quelle di matrice strategica. Utilizzano infatti la logica del delirio contro il delirio stesso, facendolo collassare. In questo modo, la persona esce dal sintomo delirante oppure comincia a metterlo in dubbio. A quel punto si può cominciare a lavorare sui meccanismi che hanno portato alla presunta psicosi.

Conclusioni

Non bisogna pensare che la terapia breve sia la cura miracolosa che fa sparire i deliri. Se c’è una causa prevalentemente organica, non c’è “cura delle parole” che tenga, da sola (“da sola”, perché associata alla psicofarmacologia la psicoterapia non solo è utile: è indispensabile).

Ma ci sono anche situazioni in cui è la psicoterapia breve può rivelarsi la leva da cui far partire il cambiamento, ribaltando una situazione drastica e apparentemente irrisolvibile come il delirio.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi

 

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Riferimenti bibliografici

Fisch, R. & Schlanger, K. (2002). Cambiare l’immutabile. Terapia breve per i casi difficili. Milano: Raffaello Cortina, 2003.
Nardone, G. (1998). Psicosoluzioni. Milano: BUR.

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