Nella trama silenziosa delle relazioni umane, la genitorialità non è soltanto un ruolo: è un viaggio interiore, una trasformazione che attraversa il tempo e modifica profondamente chi educa e chi cresce. Ogni figlio, infatti, nasce dentro una storia familiare ma allo stesso tempo inaugura una storia nuova e ogni padre, nel momento in cui incontra lo sguardo del proprio bambino, entra in uno spazio psicologico in cui responsabilità, emozione e possibilità si intrecciano come radici sotto la terra.
In occasione della Festa del Papà, parlare di paternità significa interrogarsi sul significato più profondo del crescere insieme, perché nessun bambino si sviluppa nel vuoto: egli cresce all’interno di una rete di relazioni che lo nutrono, lo orientano e talvolta lo mettono alla prova. È proprio in questo scenario che la psicologia contemporanea, e in particolare l’approccio delle Terapie Brevi in età evolutiva, offre strumenti preziosi per comprendere e sostenere il delicato equilibrio tra sviluppo, cambiamento e legame.
Uno dei contributi più recenti e significativi su questo tema è il volume Terapie brevi in età evolutiva. Crescere, cambiare, intervenire, al quale ho avuto l’onore di contribuire anch’io come autore. Questo lavoro nasce dall’incontro tra ricerca clinica, esperienza terapeutica e riflessione sistemica sullo sviluppo umano, proponendo una mappa per orientarsi nelle complessità dell’infanzia e dell’adolescenza e per intervenire con efficacia quando emergono difficoltà evolutive.
Il padre come architetto invisibile dello sviluppo
La figura paterna non è soltanto un riferimento normativo o educativo: è una presenza simbolica che contribuisce alla costruzione dell’identità del bambino.
Un padre, spesso senza rendersene conto, diventa architetto invisibile dell’esperienza emotiva del figlio: con la sua presenza plasma la sicurezza, con la sua parola modella il linguaggio emotivo, con i suoi silenzi insegna il peso delle cose non dette.
Pensando alla paternità mi viene in mente anche un riferimento cinematografico recente: il film Buen Camino, interpretato da Checco Zalone. Dietro la leggerezza della commedia, la storia racconta qualcosa di profondamente umano: un padre ricco, distratto, quasi estraneo alla vita della propria figlia, che si ritrova improvvisamente costretto a mettersi in cammino per cercarla lungo il Cammino di Santiago. Quel viaggio, che all’inizio appare quasi come una follia, diventa in realtà un percorso di trasformazione nella paternità, perché passo dopo passo quel padre scopre di non conoscere davvero sua figlia e, forse ancora di più, di non conoscere davvero se stesso. È una metafora molto potente: a volte diventiamo padri biologicamente in un momento preciso della vita, ma diventare davvero padri è un cammino molto più lungo, fatto di fatica, di incontri, di errori e di nuove consapevolezze. E forse la paternità assomiglia proprio a questo: un cammino in cui, mentre cerchiamo i nostri figli, finiamo per ritrovare anche una parte più autentica di noi stessi.
È per tutte queste ragioni che la figura paterna può diventare una straordinaria risorsa: quando un padre modifica anche solo leggermente il modo in cui guarda, ascolta o risponde al proprio figlio, l’intero sistema relazionale cambia direzione. A volte basta una conversazione diversa, un gesto inatteso, una nuova prospettiva per aprire possibilità che prima sembravano invisibili.
Le Terapie Brevi: quando il cambiamento diventa possibile
Nel corso dello sviluppo, il bambino attraversa numerose transizioni evolutive, dall’infanzia alla scuola, dalla preadolescenza alla costruzione dell’autonomia, e in ciascuna di queste tappe la relazione con i genitori svolge una funzione regolativa fondamentale. Le difficoltà che emergono in questa fase della vita non sono soltanto sintomi individuali, ma segnali relazionali, indicatori di un sistema familiare che sta cercando nuovi equilibri.
Uno dei principi centrali dell’approccio presentato nel libro è che intervenire precocemente e in modo strategico può produrre cambiamenti significativi in tempi relativamente brevi, soprattutto quando il lavoro terapeutico coinvolge l’intero contesto relazionale del bambino.
Le Terapie Brevi in età evolutiva partono proprio da questa consapevolezza: quando un bambino manifesta una difficoltà, che sia ansia, rabbia, problemi comunicativi o difficoltà scolastiche, non si osserva solo il comportamento del singolo, ma l’intero sistema di relazioni in cui quel comportamento prende forma. Il problema non viene visto come un difetto della persona, ma come un linguaggio del sistema familiare che chiede di essere ascoltato e trasformato.
L’età evolutiva rappresenta infatti un territorio in cui tutto è ancora possibile: le identità sono in formazione, i modelli relazionali non sono ancora rigidamente cristallizzati e il cambiamento può emergere con sorprendente rapidità quando vengono attivate le risorse giuste.
In questo senso, le Terapie Brevi non si limitano a curare il disagio: esse attivano competenze, riaccendono possibilità e aiutano genitori e figli a riorganizzare il modo in cui si incontrano.
La terapia diventa allora uno spazio in cui la famiglia può:
- rileggere le difficoltà evolutive alla luce del contesto relazionale;
- scoprire nuove modalità di comunicazione tra genitori e figli;
- attivare risorse già presenti ma spesso non riconosciute;
- trasformare il problema in un’occasione di crescita.
La genitorialità come percorso di crescita reciproca
Diventare genitori non significa soltanto accompagnare la crescita di un figlio: significa anche confrontarsi con la propria storia, con le proprie fragilità e con i propri modelli interiori.
La psicologia dello sviluppo ci insegna che i figli non crescono solo dentro la famiglia: crescono dentro le rappresentazioni che i genitori hanno di loro.
Per questo motivo, uno degli obiettivi fondamentali delle Terapie Brevi in età evolutiva è aiutare i genitori a trasformare lo sguardo con cui osservano i propri figli. Quando cambia lo sguardo, cambia la relazione.
E quando cambia la relazione, spesso cambia anche il comportamento del bambino. In questo senso la terapia diventa uno spazio di co-costruzione del futuro, in cui genitori e figli possono rinegoziare i significati delle difficoltà e riscoprire la possibilità del cambiamento.
Nel giorno dedicato ai padri, forse vale la pena ricordare che la paternità non è un compito perfetto, ma un processo umano e imperfetto, fatto di tentativi, errori, riparazioni e nuove scoperte. Un padre non deve essere impeccabile: deve essere sufficientemente presente, capace di rimanere accanto al proprio figlio anche quando le strade si fanno complesse.
Perché crescere un bambino non significa tracciare un percorso già scritto, ma camminare insieme lungo un sentiero che si disegna passo dopo passo. E proprio in questo cammino condiviso tra fragilità e possibilità si rivela il senso più profondo della genitorialità: non guidare il figlio verso un destino prestabilito, ma offrirgli un terreno fertile su cui costruire il proprio futuro.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Moccia, F., Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (a cura di). (2026). Terapie brevi in età evolutiva. Crescere, cambiare, intervenire. Milano: FrancoAngeli.