Che cos'è l'anoressia? - LO STUDIO DELLO PSICOLOGO

Che cos’è l’anoressia?

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaIl giudice Peter Jackson si trova di fronte a una scelta difficile. E., 32 anni, non vuole mangiare. È anoressica e non mangia cibi solidi da un anno. Rischia di morire.
Alla fine il giudice Jackson decide: nutrizione forzata. «Un giorno – affermerà – questa donna potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta».

Forse ne hai sentito parlare. Il caso è dello scorso giugno e a fare gran clamore, più che la storia di E., fu la decisione del giudice.

Cosa dobbiamo fare con chi soffre di anoressia?
La risposta è difficile. Ciascuno è diverso dagli altri, come si può dare una ricetta valida per tutti? E, inoltre, l’anoressia è uno spettro difficile da scacciare. Ma non impossibile.
Il primo passo, allora, è conoscerla.
In un altro articolo ho parlato delle lenti distorcenti indossate da chi vive questo disturbo. Oggi cercherò di descriverlo un po’ più in generale.

Prima di tutto, c’è il duro rifiuto a mantenere il proprio peso a livelli accettabili. Questo rifiuto ostinato e testardo non si abbatte con le sciabolate della ragione. Chi vive l’anoressia non è stupido (curiosamente, anzi, sono spesso persone estremamente intelligenti) e quindi non è possibile spiegare con la ragione che ciò che fanno è mortale. Chi vive l’anoressia non vede, ed è difficile spiegare a un cieco di che colore è il cielo.

Ciò che è importante considerare è che questo rifiuto non è un capriccio. Si accompagna all’intensa paura di mettere su peso. Una paura irrazionale ai nostri occhi, ma vera e vivida per la persona. Sono le lenti distorcenti di cui abbiamo parlato. A tutto questo si aggiunge una totale alterazione del modo in cui la persona vive il proprio corpo, le proprie forme, tanto da poterne influenzare l’autostima e il giudizio di sé.

A lungo andare si è anoressici nella vita, non solo a tavola. La privazione del cibo si trasforma in privazione del piacere. Non è solo il cibo a non venire più ingerito, ma tutto ciò che ci nutre e ci fa crescere.

Il controllo del peso diviene controllo della vita. Tutto, o quasi, ruota in funzione di ciò. E così, spesso, chi soffre per l’anoressia (anche se lui/lei potrebbe non dire di star soffrendo) si impegna anche in attività fisiche a livelli quasi atletici, bruciando tutto ciò che viene ingerito. In altri casi, invece, utilizza lassativi e diuretici o si autoinduce il vomito – col possibile risultato di innescare un nuovo problema, il vomiting.

Ora conosco un po’ meglio l’anoressia. Eppure la domanda di prima ha ancora bisogno di risposta: cosa faccio con un’anoressica?
Sai, do per scontato che chi se la pone ha già provato a fare tutto quello che chiunque proverebbe a fare in questa situazione. Se questo non è servito, rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta è il punto di inizio migliore. Soprattutto se fatto precocemente, ai primi avvisi, la possibilità di uscirne è notevolmente aumentata. Il lavoro sarà sicuramente duro, ma potremo evitare di trovarci a leggere una seconda storia di E.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
American Psychiatric Association
(2000). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR). Milano: Masson, 2001.

Corriere.it (16 giugno 2012). Ragazza anoressica vuole morire. Il giudice dispone la nutrizione forzata.
Nardone, G., Verbitz, T., Milanese, R. (1999). Le prigioni del cibo. Milano: Ponte alle Grazie.

Selvini Palazzoli, M. (2005). L’anoressia mentale. Milano: Raffaello Cortina.

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