Come aiutare la mente facendo delle pause

Come Aiutare La Mente Facendo Delle PauseSecondo una recente ricerca l’attività fisica tiene la mente allenata, tanto da far diventare più perspicaci. Al di là dei contenuti specifici dell’articolo, queste conclusioni sono interessanti da un particolare punto di vista.

Nell’epoca del cogitocentrismo e del workaholic, cioè dell’estrema fede nella razionalità da un lato, e della dipendenza dal lavoro dall’altro, si sottovaluta l’importanza decisiva dello “stacco”. Fare altro, come un’attività fisica, permette alla tua mente di distrarsi, di concedersi delle pause che, in realtà, non solo la ricaricano ma le permettono anche di lavorare meglio.

«In che modo?»
Con almeno 2 possibilità.


La prima deriva dal semplice fare “altro”. Immergersi in qualcosa che ti faccia uscire dalla routine ti consente di acquisire nuove informazioni, di arricchirti con qualcosa fuori dagli scenari  in cui solitamente navighi. È un po’ come se, durante gli “stacchi”, facessi dei viaggi in Paesi stranieri, conoscendo realtà e culture che ti arricchiscono e che potrai riutilizzare una volta tornato nei contesti in cui operi solitamente.

La seconda possibilità che lo “stacco” dà alla tua mente per lavorare meglio deriva dalla pausa in sé. Smettere di leggere un libro o di guardare un film non vuol dire smettere di pensarci. Quante volte ti è capitato di trovare una soluzione a un problema, così, apparentemente per caso, mentre stavi pensando ad altro? Chi pratica sport sa benissimo che deve concedersi delle pause in cui il muscolo non lavora: è in quel momento che gli dà la reale possibilità di crescere. Allo stesso modo, dedicarti ad altro – meglio ancora se a qualcosa di piacevole – permette alla tua mente di prendere le distanze dalla fatica cognitiva richiesta dai compiti abituali, in modo tale da permettergli di elaborare le informazioni con… di-stacco.

«Ok, lo stacco aiuta a riposare la mente e a farla lavorare meglio. Ma come possiamo tradurre tutto questo in un vantaggio per la vita quotidiana?»
Staccando! La riposta è semplice, ma le implicazioni sono ancora più interessanti.

Staccare poco e più volte al giorno

Prima di tutto, considera che lo “stacco” non dev’essere necessariamente eclatante. Spesso bastano 10-15 minuti in cui ti dedichi realmente ad altro, magari ripetuti più volte nell’arco della giornata. Poi, se possibile, è bene staccare in misura proporzionale al carico di lavoro. A tale proposito, considera che se devi lavorare parecchie ore è meglio fare tante piccole pause che poche grandi pause: l’affaticamento cognitivo cresce in maniera esponenziale, quindi se dopo un’ora e mezza bastano 15 minuti per recuperare l’attenzione, dopo 3 ore non saranno sufficienti 30 minuti.

L’abitudine a staccare

Un’ulteriore implicazione è che “staccare” è un’attività spendibile in qualunque contesto. Non solo è utile sul lavoro, ma in qualunque attività in cui ti immergi eccessivamente rischiando di affaticarti.
«Ad esempio?»
Il pensare. Pensare eccessivamente, continuamente, ridondantemente a certe realtà, a certe situazioni, a certi problemi, difficoltà, preoccupazioni non è una soluzione funzionale!

«E quand’è che una soluzione è funzionale
Quando… funziona! Cioè quando scioglie il nodo, aggiusta la situazione, risolve il problema. Pensare e ripensare senza arrivare a una conclusione definitiva – cioè che metta a tacere i pensieri stessi – è solo un altro modo per complicare la situazione, un modo per ingarbugliarti ancora di più nel tentativo di sciogliere la matassa. Anche lì “staccare” si rivela un espediente formidabile, che dà più chance di venire a capo della questione.

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Un libro per imparare a prendersi delle pause.

Un libro carino sull’argomento, che ti consiglio se vuoi imparare a prenderti delle pause, ha un titolo molto significativo: In pausa. Come l’ossessione per il fare sta distruggendo le nostre menti. Direi che riassume bene il concetto, no?

«Aspetta un attimo! Quindi mi stai dicendo che per poter risolvere un problema… devo smettere di pensarci?!»
Sì. Vale per tutti i problemi per i quali “pensare tanto” non funziona. Può sembrare paradossale, ma riflettiamo su una cosa: se pensare e ripensare a un problema fosse il modo migliore per risolverlo, perché il problema è ancora lì?

«In pratica stai dicendo che per specifici problemi, per i quali ci perdiamo in pensieri e rimuginii incessanti, la cosa migliore da fare per risolverli è bloccare questi pensieri»

Sì, il primo passo da fare è proprio questo: staccare. D’altronde, come diceva Richard Bandler: “Se quello che stai facendo non funziona, qualsiasi altra cosa ha maggiori probabilità di funzionare”.

Se ti rendi conto di aver bisogno di un aiuto in più, puoi rivolgerti ad uno Psicologo. Ricordati che puoi usufruire della terapia online, che ha la stessa efficacia di quella dal vivo.

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Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Psicoterapia Breve e Ipnosi

Per approfondimenti:
Smart, A. (2014). In pausa. Come l’ossessione per il fare sta distruggendo le nostre menti. Milano: Indiana.
Soligon, S
. (30 novembre 2012).
Più attività fisica allena il cervello contro il declino cognitivo.