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Home - Blog - E la rabbia bussò: come gestirla con le Terapie Brevi

E la rabbia bussò: come gestirla con le Terapie Brevi

  • Novembre 19, 2025
  • flaviocannistra

Ti è mai capitato di sentirti travolto da una rabbia così intensa da non riconoscerti più?

Quella sensazione in cui basta una parola di troppo, uno sguardo storto, un silenzio non previsto, e all’improvviso dentro di te qualcosa scatta, come una porta che sbatte per il vento, come un’onda che si alza all’improvviso senza preavviso, e ti ritrovi con il cuore che batte forte, la gola che si stringe, la mente che corre veloce, come se stessi cercando un appiglio per non essere risucchiato?

Ti è mai successo di provare una rabbia così trattenuta, così nascosta, così antica, da sentirla quasi più stanchezza che emozione, come una brace che continua a bruciare sotto la cenere… e che basta un niente per riaccendere?

E magari ti sei chiesto come mai, nonostante i tuoi tentativi di controllarla, spiegarla, spegnerla, ignorarla, quella rabbia torna, come un’eco che non si sazia di silenzio. Oppure, al contrario, ti sei accorto che più cerchi di tenerla dentro per non ferire nessuno, più dentro di te cresce un peso che ti toglie aria, spazio, possibilità.

Se in una di queste immagini hai riconosciuto anche solo un frammento della tua esperienza, questo articolo è per te, perché la rabbia non è un difetto, non è una colpa, non è una debolezza: è un linguaggio. E imparare a leggerne le parole, soprattutto attraverso l’aiuto delle Terapie Brevi, può trasformare ciò che finora è sembrato un incendio in un sentiero di chiarezza, dignità e liberazione.

Nel suo libro “Rabbia”, Roberta Milanese, terapeuta strategica e brillante divulgatrice, guida il lettore in un percorso che si inserisce nella cornice delle Terapie Brevi, mostrando come la rabbia sia spesso meno un problema in sé e più il risultato di alcune dinamiche mentali ricorsive, vere e proprie psicotrappole, che alimentano il nostro fuoco fino a farlo divampare in modo incontrollato.

E quando ci ritroviamo intrappolati in queste dinamiche, che siano conflitti antichi, ferite irrisolte o schemi appresi, la rabbia rischia di trasformarsi in una compagna ingombrante, tanto rumorosa da coprire tutto il resto: i bisogni, i timori, i desideri di pace, la possibilità di voltare pagina.

Le Terapie Brevi, però, ci invitano a un cambio di prospettiva: non spegnere la rabbia, non combatterla, non rinnegarla, ma imparare a conoscerla, modularla e trasformarla, così che invece di ferire diventi una forza di chiarezza, movimento e rinnovamento.

Le psicotrappole della rabbia: quando finiamo per gettare benzina sul fuoco

Immaginiamo la rabbia come il mitico Marte, il dio della guerra: impetuoso, focoso, pronto all’attacco, ma non è Marte il problema: il problema è quando noi, senza accorgercene, lo evochiamo di continuo, lo alimentiamo, lo lasciamo parlare al posto nostro.

Secondo le Terapie Brevi questo accade perché restiamo imprigionati in alcune tentate soluzioni disfunzionali, cioè comportamenti ricorrenti che, pur animati da buone intenzioni, finiscono per intensificare la rabbia.

Tra le psicotrappole più frequenti troviamo:

1. La trappola del controllo. Più cerchiamo di controllare ciò che ci fa arrabbiare: le parole degli altri, i loro comportamenti, il passato, la nostra stessa emotività, più la frustrazione aumenta, come se stessimo cercando di fermare il vento con una mano. Il desiderio di controllo diventa così una miccia che accende ulteriormente l’emozione.

2. La trappola della rimuginazione. È la voce interiore che ripete all’infinito: “Non è giusto, non doveva andare così, perché è successo proprio a me?”. Come le Danaidi del mito greco, condannate a riempire senza sosta vasi bucati, chi rimugina tenta invano di colmare una ferita attraverso il pensiero, ma così facendo perpetua il proprio tormento.

3. La trappola del confronto punitivo. Fare giustizia da soli, ribattere colpo su colpo, punire l’altro per farlo “capire”: tentativi che spesso, invece di risolvere, alimentano uno scontro infinito, come due guerrieri che continuano a rinfocolare la battaglia anche quando nessuno dei due ricorda più perché è iniziata.

4. La trappola dell’espressione catartica. Contrariamente a un luogo comune molto diffuso, “sfogarsi” non libera dalla rabbia: spesso la moltiplica, come alimentare il fuoco con altra legna, l’espressione impulsiva può rinforzare l’abitudine a reagire sempre allo stesso modo.

Le psicotrappole sono potenti perché sembrano intuitive, quasi naturali, ma il problema è che non funzionano. La buona notizia, però, è che dalle trappole si può uscire, e le Terapie Brevi forniscono strumenti rapidi per farlo.

Strategie efficaci per gestire la rabbia: quando il fuoco smette di bruciare e inizia a illuminare

Le Terapie Brevi non cercano soluzioni generiche, ma interventi mirati che spezzino gli schemi che mantengono il problema.

Gestire la rabbia, allora, non significa reprimerla o far finta che non esista, ma imparare a relazionarsi con essa in modo nuovo, più funzionale, più libero.

1. Il paradosso che disarma l’impulso. Un principio tipico delle Terapie Brevi è usare il paradosso per destrutturare l’automatismo emotivo. Per esempio, se la rabbia emerge in modo esplosivo e incontrollato, si può utilizzare la tecnica della prescrizione del sintomo: programmare un momento preciso della giornata in cui “darsi il permesso” di arrabbiarsi volontariamente. Questo semplice spostamento trasforma l’ira da impulso a scelta, e ciò che è scelto perde potere.

2. L’osservazione consapevole. Guardare la rabbia come se fosse un animale selvatico che entra nella stanza: senza giudizio, senza tentativi di cacciarlo via, ma riconoscendone le forme, il respiro, l’energia. La distanza che si crea permette di spezzare il circolo delle reazioni automatiche.

3. Il linguaggio che cambia la realtà. Le parole creano mondi: dire “sono furioso” è diverso da dire “sto provando una rabbia intensa”. Nel primo caso la rabbia definisce l’identità, nel secondo è solo un’esperienza transitoria. Cambiare il linguaggio significa cambiare il rapporto con l’emozione.

4. Allenare risposte alternative. Se la rabbia è un sentiero che percorriamo da anni, il cervello lo imbocca automaticamente. Costruire un nuovo sentiero richiede azioni nuove, anche simboliche: camminare, bere un bicchiere d’acqua lentamente, interrompere la scena, respirare in un modo intenzionale. Sono piccoli rituali che creano grandi trasformazioni.

Fare pace con il passato: una riconciliazione che non cancella, ma libera

La rabbia più dolorosa non è quella che scaturisce da un evento presente, ma quella che nasce da ferite antiche, da parole mai dette, da ingiustizie subite, da storie rimaste sospese. È la rabbia del Minotauro: un’ombra che abita il labirinto del nostro passato e che continua a reclamare attenzione.

Le Terapie Brevi, inoltre, ricordano che non servono anni per elaborare il passato: servono azioni simboliche e mirate, che trasformino il modo in cui la persona continua a viverlo nel presente.

Tra le strategie più potenti troviamo:

1. La riscrittura simbolica. Non si tratta di negare ciò che è stato, ma di dare un nuovo posto agli eventi dentro di noi: come rimettere un libro nel punto giusto dello scaffale, affinché non cada ogni volta che apriamo l’armadio della memoria.

2. Il rito del congedo. Scrivere, bruciare, seppellire, trasformare un oggetto simbolico: piccoli gesti che segnano un confine. Come gli antichi riti di passaggio, servono a dire: “Questo non mi appartiene più, posso andare oltre”. Il passato non cambia, ma cambia il modo in cui lo raccontiamo a noi stessi. Quando la narrazione si trasforma da ferita a crescita, da peso a responsabilità personale, da ingiustizia a nuova consapevolezza, anche la rabbia smette di essere un fardello e diventa un maestro.

La rabbia non è un nemico da combattere, ma una forza da comprendere e da reintegrare. Come il fuoco di Prometeo, può bruciare o può illuminare, può distruggere o può forgiare strumenti nuovi. Dipende da come la gestiamo, da quali abitudini alimentiamo, da quanto siamo disposti a guardarla con occhi diversi.

Le Terapie Brevi ci offrono proprio questo: un modo nuovo di stare dentro le emozioni, smettendo di esserne trascinati e iniziando a guidarle. Esse offrono un modo concreto, pragmatico, profondamente umano di avvicinarsi a quella pace che non è assenza di emozioni, ma armonia tra le nostre parti interiori.

E allora, forse, quando la rabbia tornerà a bussare alla porta, perché tornerà, sempre, come tutte le emozioni vive, potremo accoglierla con rispetto, ascoltarne il messaggio, e lasciarla andare via trasformata, senza farci bruciare.

Dr Flavio Cannistrà

Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy

co-Direttore dell’Istituto ICNOS

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

Ipnosi

Bibliografia

Milanese R., Rabbia. Un’emozione da addomesticare (e cavalcare). Milano: Ponte alle Grazie, 2023.

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