E’ come se il tempo continuasse ad andare avanti mentre una parte di noi restasse indietro, in crisi, sospesa, incapace di riconoscersi. È lì che nasce il bisogno profondo di ritrovare se stessi, un’urgenza che non è solo psicologica, ma esistenziale, viscerale, totalizzante.
Chi attraversa questa crisi spesso fatica a descriverla con parole precise. È una sensazione di smarrimento che assomiglia a camminare in una città conosciuta che improvvisamente diventa estranea: le strade sono le stesse, i volti familiari, eppure nulla risuona più dentro. Ci si sente disconnessi da ciò che si è stati, incapaci di riconoscere ciò che si è diventati. Le giornate si susseguono con una monotonia che non è pace, ma vuoto; le emozioni si appiattiscono o, al contrario, esplodono senza controllo, come onde che si infrangono su una riva che non esiste più.
In questo stato, il pensiero si avvita su se stesso. Si cercano risposte nel passato, si analizzano errori, si rimuginano possibilità mai realizzate. Eppure, più si cerca di capire, più si resta intrappolati. È una prigione sottile, costruita non da mura visibili ma da schemi mentali rigidi, da tentativi ripetuti e fallimentari di stare meglio. È qui che emerge una verità tanto semplice quanto difficile da accettare: non sempre comprendere è sufficiente per cambiare.
Ed è proprio in questo spazio, fragile e carico di sofferenza, che le Terapie Brevi si rivelano come uno strumento straordinariamente potente.
La crisi interiore: quando perdersi diventa inevitabile
La crisi identitaria non è un fallimento, ma un passaggio. È il momento in cui le vecchie certezze non funzionano più, ma le nuove non sono ancora nate. È una terra di mezzo, una notte senza stelle, in cui il senso di sé sembra dissolversi. La persona può sentirsi inadeguata, bloccata, svuotata, oppure sopraffatta da un’ansia costante che non lascia tregua.
Spesso emergono pensieri come: “Non mi riconosco più”, “Non so cosa voglio”, “Ho perso la direzione”. Questi pensieri non sono semplici frasi: sono eco profondo di una disconnessione interiore. E ciò che rende questa esperienza ancora più dolorosa è il senso di solitudine che la accompagna. Ci si convince di essere gli unici a sentirsi così, come se il proprio smarrimento fosse un’anomalia, un errore personale, ma la verità è un’altra: perdersi è una parte inevitabile del ritrovarsi.
Inoltre, nel cuore di questa crisi, ciò che spesso intrappola ancora di più la persona non è tanto il problema in sé, quanto le tentate soluzioni disfunzionali messe in atto nel disperato tentativo di stare meglio.
Molte persone, nel tentativo di uscire da questa crisi, si rifugiano nell’introspezione solitaria. Analizzano ogni pensiero, ogni emozione, ogni scelta passata. È un lavoro intenso, quasi ossessivo, che però spesso porta a un risultato paradossale: più si guarda dentro, più ci si perde.
Molte persone cercano di evitare ciò che fa paura o dolore, restringendo progressivamente il proprio mondo fino a renderlo soffocante. Alcune si aggrappano al bisogno di rassicurazioni, chiedendo conferme agli altri o a se stessi, senza mai sentirle sufficienti, mentre altre tentano di reagire con uno sforzo eccessivo, imponendosi cambiamenti drastici che si rivelano insostenibili nel tempo. È come cercare di uscire da una sabbia mobile agitandosi sempre più: ogni movimento, anziché liberare, trascina più a fondo.
Questo accade perché la mente, quando è intrappolata in schemi disfunzionali, tende a riprodurli, ma in questa dinamica, la sofferenza si autoalimenta in modo sottile e invisibile, rendendo evidente quanto sia fondamentale interrompere questi schemi e sostituirli con strategie realmente funzionali. Perciò serve uno sguardo diverso, una strategia nuova, un intervento che non si limiti a comprendere, ma che rompa concretamente il circolo vizioso.
Le Terapie Brevi: il cambiamento che accade nel presente
Le Terapie Brevi si fondano su un principio rivoluzionario: non è necessario scavare all’infinito nel passato per stare meglio. Ciò che conta è intervenire su ciò che mantiene il problema nel presente.
Questo approccio non ignora la storia della persona, ma la utilizza come sfondo, non come prigione. L’attenzione si sposta su come il problema funziona oggi, su quali tentativi di soluzione lo alimentano, e su come interromperli in modo mirato.
La forza delle Terapie Brevi sta nella loro capacità di essere concrete, focalizzate ed efficaci in tempi contenuti. Non si tratta di un percorso superficiale, ma di un lavoro profondo che agisce attraverso strategie precise, spesso sorprendenti, capaci di generare cambiamenti reali e tangibili.
Uno degli aspetti più trasformativi di questo percorso è l’esperienza di sentirsi compresi senza essere giudicati. Non una comprensione generica, ma una sintonia autentica, in cui ogni sfumatura del disagio viene riconosciuta e accolta.
È come se, per la prima volta, qualcuno riuscisse a vedere esattamente ciò che si prova, a dare forma e senso a quel groviglio interiore che sembrava indefinibile. Questo crea un effetto potente: riduce il senso di isolamento e restituisce dignità all’esperienza vissuta. E da lì, lentamente ma con decisione, qualcosa cambia.
Ritrovarsi: non tornare indietro, ma nascere di nuovo
Il processo di ritrovare se stessi non è un ritorno al passato. Non si tratta di recuperare ciò che si era, ma di costruire qualcosa di nuovo, più autentico, più aderente alla propria essenza.
Le Terapie Brevi accompagnano la persona in questo percorso con strumenti che agiscono in modo diretto sulle percezioni e sui comportamenti. Attraverso interventi mirati, aiutano a sbloccare ciò che sembra immobile, a trasformare ciò che appare insormontabile in qualcosa di gestibile.
E improvvisamente, ciò che prima sembrava impossibile diventa accessibile. Le emozioni tornano a fluire, i pensieri si fanno più chiari, le scelte più consapevoli. È come se la nebbia si diradasse, rivelando un paesaggio che era sempre stato lì, ma che non si riusciva più a vedere.
Ritrovarsi richiede coraggio. Non il coraggio eroico delle grandi imprese, ma quello silenzioso di chi decide di non restare fermo nel proprio dolore. Di chi accetta di chiedere aiuto, di mettersi in gioco, di cambiare prospettiva.
Le Terapie Brevi rappresentano oggi uno degli strumenti più efficaci per affrontare queste crisi. Non promettono miracoli, ma offrono qualcosa di molto più solido: strategie concrete per ritrovare equilibrio, identità e benessere.
E forse è proprio questo il punto: non si tratta di diventare qualcun altro, ma di tornare a essere se stessi, con una consapevolezza nuova, più profonda, più libera. Perché, anche quando ci si perde, una parte di noi sa sempre la strada. Serve solo qualcuno che ci aiuti a ritrovarla.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
Cannistrà F., Piccirilli F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Roma: Giunti.
Hoyt, M.F. & Talmon, M. (eds.) (2014). Capturing the Moment. Single Session Therapy and Walk-In Services. Bancyfelin, UK: Crown House.
Talmon, M., (1990). Single Session Therapy. San Francisco, Jossey Bass Publishers, (Tr. It. Psicoterapia a Seduta Singola. Trento: Centro Studi Erickson, 1996).
Watzlawick, P. et al. (1974). Change. Sulla Formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio, 1975.