C’è un momento, nel cuore di ogni donna che ha attraversato la violenza, in cui il mondo sembra contrarsi come una stanza senza finestre, un luogo in cui la luce fatica a entrare e l’aria si muove appena, come se persino il tempo avesse paura di disturbare il dolore.
Eppure, proprio in quella sospensione, spesso minuscola come un battito di ciglia, può nascere la possibilità di un cambiamento, un punto quasi invisibile in cui la vita può ricominciare a respirare.
Il 25 Novembre arriva ogni anno come un sussurro carico di memoria, un giorno in cui il mondo si ferma per guardare finalmente in faccia ciò che troppo spesso resta nascosto, negato, ignorato: la violenza sulle donne non è solo un fatto privato, non è “un problema di coppia”, non è una questione di caratteri che si scontrano, ma un’ombra collettiva che attraversa generazioni, culture, abitudini sociali, parole non dette, educazioni mancate, e che richiede la forza di essere nominata, compresa, cambiata.
In questo viaggio difficile, le Terapie Brevi non portano miracoli, ma portano strumenti: e a volte, quando ci si sente soffocare da un nodo che dura da anni, uno strumento può essere già un respiro, una direzione, un corridoio verso un futuro.
La violenza come frattura del senso e le Terapie Brevi come una cucitura possibile
Le Terapie Brevi guardano alla sofferenza non come a un oceano infinito da attraversare, ma come a una serie di correnti da comprendere e da trasformare. Non cercano di scavare senza fine nelle ferite, che pure meritano ascolto, cura e rispetto, ma di individuare quei punti in cui è possibile modificare qualcosa, anche piccolo, che però cambia il movimento, come la vela che si inclina appena e cambia tutta la rotta della nave.
La violenza, quella fisica, psicologica, economica, sessuale, emotiva, è sempre una frattura: frattura di libertà, di autostima, di possibilità, di respiro.
Le Terapie Brevi, con la loro natura pragmatica e compassionevole, lavorano proprio lì, dove la frattura ha generato immobilità: aiutano la donna a ritrovare la percezione delle proprie capacità, a ricostruire un senso di potere personale che la violenza ha tentato di spezzare, a riconnettersi a ciò che ancora esiste dentro di lei e che non è stato distrutto.
Non si tratta mai di dire “esci subito”, “fai questo”, “fai quello”: si tratta invece di restituire alla donna il potere di scegliere, di immaginare, di vedere alternative che la violenza aveva reso invisibili.
Le Terapie Brevi sanno che a volte basta una domanda posta nel punto giusto, una sola, per far filtrare un raggio di luce in una stanza buia da anni.
Immagina la violenza come un terreno arido, una distesa crepata in cui sembra impossibile che possa crescere qualcosa. Eppure, sotto quella superficie secca, spesso il terreno è ancora vivo, ha solo bisogno che qualcuno lo tocchi, lo ascolti, lo irrighi con delicatezza.
La Terapia Breve è come un giardiniere attento: non promette giardini immediati, non illude che basti un gesto per cambiare tutto, ma accompagna la donna a cercare quei punti di terra ancora umidi, ancora fertili, in cui può iniziare a piantare qualcosa di nuovo, anche se minuscolo, anche se fragile.
E quando una donna scopre di avere ancora un seme da custodire, qualcosa comincia a cambiare davvero.
E gli uomini? L’altra metà del cambiamento
Non si può parlare di violenza sulle donne senza parlare degli uomini. Non si può parlare di cura senza parlare di responsabilità.
Le Terapie Brevi offrono uno spazio anche per loro: uno spazio dove disimparare la cultura della dominazione, dei silenzi tossici, della rabbia senza nome, delle emozioni non riconosciute e per questo esplose violentemente, uno spazio dove imparare a gestire ciò che accade dentro, prima che si trasformi in aggressione fuori.
La Terapia Breve può aiutare gli uomini a fare ciò che spesso la società non insegna: riconoscere fragilità, chiedere aiuto, nominare le emozioni, uscire dal mito dell’uomo che non sbaglia, non crolla, non teme, non piange. Perché un uomo che non sa piangere è un uomo pericoloso: per sé stesso e per gli altri.
Educare un uomo non è un atto di colpevolizzazione, ma un atto di prevenzione, di cura sociale, di responsabilità collettiva.
E le Terapie Brevi, con la loro capacità di intervenire in modo diretto e pratico sui comportamenti, sulle abitudini e sulle relazioni, possono guidare processi di cambiamento profondi, che impediscono che la violenza si ripeta, che si trasmetta, che si tramandi come un’eredità avvelenata.
25 Novembre: un giorno che è tutti i giorni
Il 25 Novembre ci ricorda ciò che dovrebbe essere ricordato ogni giorno: che la violenza sulle donne non è un destino, non è un errore inevitabile, non è una punizione, non è un “normale conflitto di coppia”, ma è una ferita che attraversa vite e comunità, e che ha bisogno di cura, consapevolezza, educazione, responsabilità e possibilità concrete di cambiamento.
Le Terapie Brevi sono una di queste possibilità: non l’unica, certo, ma una che ha dimostrato di poter accompagnare donne e uomini a ritrovare un senso, a cambiare direzione, a trasformare relazioni e vissuti, a rompere schemi che sembravano eterni.
Il 25 Novembre è un giorno in cui, anche solo per un attimo, chi ha sofferto può sentire una carezza invisibile e reale, una voce che dice: non è colpa tua, non sei sola, c’è un modo per ricominciare, anche se ora non lo vedi.
Un giorno in cui gli uomini possono fermarsi abbastanza a lungo da ascoltare davvero, da riconoscere ciò che non va, da cambiare ciò che può essere cambiato.
Un giorno in cui la società intera può decidere che un mondo senza violenza è possibile, ed è un compito di tutti.
Perché la violenza è buio, sì, ma il buio non è infinito finché c’è qualcuno che decide di accendere una piccola luce. E ogni cura, ogni gesto, ogni parola può essere quella luce. Anche oggi. Soprattutto oggi.
Dr Flavio Cannistrà
Co-Fondatore dell’Italian Center for Single Session Therapy
co-Direttore dell’Istituto ICNOS
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola
Ipnosi
Bibliografia
De Zulueta F. (2006), Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell’aggressività, Raffaello Cortina Editore, Milano.