Come uscire da un lutto con la Terapia Breve - LO STUDIO DELLO PSICOLOGO

Come uscire da un lutto con la Terapia Breve

psicologo bravo roma

Come superare un lutto?

La morte è una strana parte della vita. 

Sappiamo tutti che moriremo, e che prima di morire vedremo morire qualcuno accanto a noi. E sappiamo anche, benché non ce lo auguriamo, che alcuni moriranno in modo imprevisto, scioccante, ingiusto. Eppure questo non ci prepara.

Siamo immersi nella morte. Basta vedere il telegiornale, leggere il giornale, persino semplicemente rilassarsi (o perlomeno avere l’intenzione di farlo) guardando un film. Basta anche solo parlare con un amico. La morte, prima o poi, salta fuori. Nonostante ciò, viviamo bene la nostra vita.

Eppure, di nuovo, questo non ci prepara nel momento in cui lei, puntuale all’orario e al giorno segnati solo sulla sua agenda, viene a bussare alla porta di un nostro caro.

Noi siamo ancora qui, eppure, in un certo senso, è come se non ci fossimo più. Come se una parte di noi, ne siamo sicuri, non ci fosse più. Indossiamo gli abiti del lutto, li sentiamo addosso, come una coperta, di quelle spesse, pesanti, che ti curvano le spalle verso il basso, che spingono sulla schiena  e aumentano la gravità del tuo corpo, facendoti sentire tutto più pesante e lento.

Come facciamo a togliercela? Vogliamo farlo, poi?

Oggi cerchiamo di vedere un semplice suggerimento per superare il lutto, preso dai miei studi sulle Terapie Brevi.

Il lutto è normale

Prima di tutto, dovremmo ricordarci che il lutto è normale. Lo psicologo Umberto Galimberti lo definisce uno «stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza.»

“Oggetto” è una parola terribile, lo so, ma non vuole essere denigratoria: in psicologia, in particolare in psicoanalisi, viene usata per definire la meta verso la quale giungono i nostri affetti, o i pensieri ecc. Quindi, potrebbe essere una persona, certo, ma anche altro. Noi, oggi, parliamo del lutto per la perdita di una persona, ma si può essere in lutto per la perdita di un lavoro, di un luogo, di una condizione ecc.

Ciò che però volevo sottolineare, è che il lutto è normale. Ci serve.

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Possiamo intessere legami che vanno oltre ciò che è visibile

Intessiamo legami con “oggetti” importanti, tra cui proprio le persone a noi care. Legami visibili, ma anche invisibili. Posso dire che lui era “il mio sposo”, o che lei era “mia sorella e amica”, e queste cose possono essere comprese, in un certo senso anche viste, da chiunque.

Ma pochi – a volte nessuno – possono vedere e anche solo comprendere quegli invisibili fili che legavano te e l’altra persona, di cui voi due in parte eravate pienamente consapevoli, in parte forse addirittura no, nemmeno voi, ma che tenevano insieme la vostra relazione, addirittura la nutrivano. Finché la morte non li ha recisi.

Non abbiamo perso solo lui, abbiamo perso qualcosa di più.

Le fasi del lutto

Non voglio andare in profondità, come avrai capito, ma solo dare un’idea precisa: il lutto è normale. Di fronte a questa perdita, è del tutto normale stare male – ognuno nei suoi modi.

Ad esempio, la Kübler Ross descrisse le famose cinque fasi del lutto:

  • Negazione: il momento iniziale, in cui la sola idea che l’altro non ci sia più ci sembra assurda, come se ci stessero dicendo che il cielo è diventato verde
  • Rabbia: quando la realtà si palesa ai nostri occhi, cruda, e noi, consapevolmente o meno, rivolgiamo il nostro vissuto di collera verso l’esterno o verso noi stessi
  • Contrattazione: in cui cominciamo a renderci conto di come stanno le cose, di cosa abbiamo perso, iniziando a scoprire l’amarezza di quanto è avvenuto
  • Depressione: in cui viviamo la pienezza del dolore, rendendoci conto che la persona è veramente andata via dalla nostra vita, dalla quotidianità, da tutto ciò che noi continueremo a vivere
  • Accettazione: in cui l’elaborazione è completa, e riusciamo, infine, ad accettare di continuare a vivere e andare avanti

Di nuovo, senza voler approfondire ogni fase, penso che molti si possano riconoscere in queste fasi, e magari scoprire di essere bloccati in una di esse.

Bloccato nel lutto

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Un lutto prolungato mostra diversi sintomi e segni.

Il fatto è che, anche qui, lo sappiamo. Lo sappiamo che stare in lutto è normale. Eppure a volte non ci basta saperlo. E finiamo per bloccarci, appunto, in una delle fasi di cui sopra (se vuoi approfondirle meglio, clicca qui).

Così, si può reagire al lutto come a una ferita che sanguina, sanguina, senza cicatrizzarsi mai. Il problema è proprio questo: che dopo un lutto una ferita c’è sempre, ed è normale e anche sano; ma se dura troppo a lungo, allora avremo dei problemi. Perché questa emorragia interiore diventa terreno fertile per tutta una lunga lista di problemi, tra cui:

  • un senso di angoscia, o di vera e propria ansia
  • collera, verso il modo in cui vanno le cose, verso altre persone più o meno coinvolte, verso noi stessi, come un auto-rimprovero
  • reazioni psicosomatiche di diverso genere (da una stanchezza cronica a dolori corporei di diverso genere, fino a sfoghi e manifestazioni fisiche evidenti)
  • comportamenti a rischio, che possono andare dall’abuso di alcol o sostanze a qualunque azione che metta in pericolo noi o gli altri
  • solitudine e isolamento, parziale (ad es., non uscire più con gli amici, ma andare comunque a lavoro – o viceversa), o totale

È una lista incompleta, che vuole solo dare un’idea delle possibili conseguenze di un lutto prolungato, di una ferita non curata.

Di nuovo: questi problemi, per un certo periodo di tempo, sono una reazione normale e in un certo senso anche desiderata (come se quel sanguinamento dovesse tirar fuori il dolore). Ma, se prolungati, finiscono per portarci a sopportare un peso troppo scuro, troppo intenso, per le nostre gambe.

Come superare il lutto

Uno psicologo aiuta spesso a “elaborare il lutto”, a ritrovare cioè quei pezzi mancanti, quelle parti di sé che sembrano essere scivolate via, staccate da noi nel momento in cui l’altro se ne è andato per sempre, almeno fisicamente.

Ma c’è qualcosa che potremmo cominciare a fare da soli?

Nella Terapia Breve si parla di “vivere il lutto”. Ognuno ha diversi modi di affrontare il lutto, e non può esserci una ricetta che vada bene per tutti. Posto questo, uno dei problemi che ci impedisce di uscire dal lutto è quello di non passarci veramente in mezzo. Non importa se piangiamo ogni giorno: farlo potrebbe voler dire essere bloccati nella steppa della “depressione”, in quella fase del lutto in cui tutto è vuoto e assenza, e in cui il fantasma dell’altro cammina accanto a noi, presente ma irraggiungibile.

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Come affrontare il lutto

Puoi allora fare questo piccolo rituale: ogni giorno, prenditi 15 minuti in cui “vivere il lutto”, che è un modo per “vivere l’altro”. Prendi le sue foto, i suoi oggetti, e contemplali. Prenditi 15 minuti per voi, in cui, con questi oggetti, lasciarti vivere ciò che ti ricordano, ciò che ti hanno fatto vivere: una vostra personale galleria di memorie, che ti accompagnano sempre.

Se vorrai, potrai anche, la sera, prendere un foglio di carta e una penna, e scrivere a lui o a lei. Scrivergli tutto: il dolore, ma anche la rabbia – anche la rabbia per essersene andata – e il piacere nostalgico dei bei momenti trascorsi insieme. E poi firmare, chiudere, mettere da parte, e non rileggere. Un ricordo tra i ricordi.

Conclusioni

Il lutto è una fase normale della vita, ma non per questo è facile accettarlo. Spesso ci passiamo in mezzo, come le acque di un fiume che cambiano rimanendo le stesse. Altre volte tutto si ferma, il fiume diventa stagno, il tempo non va avanti, o se lo fa, noi ci sentiamo intrappoli in una bolla.

Possiamo sempre uscirne. Non sembra possibile a volte, eppure lo è. Celebrare l’altro, andare avanti, con lui, dentro di noi. Dopotutto, anche se non te ne rendi conto, è quello che già stai facendo.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia Seduta Singola

Ipnosi

 

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Riferimenti bibliografici

Budman,S & Gurman, A. (1988). Theory and practice of brief therapy. New York: Guilford
Galimberti, U. (1999). Psicologia. Torino: Garzanti.
Kübler Ross, E. (1990). La morte e il morire. Padova: Cittadella Editore.

 

 

 

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